lunedì 30 gennaio 2017

Il Canto di Ildebrando (Hildebrandslied)

le carte originali del Canto di Ildebrando (Kassel, Murhardsche Bibliothek) 

Come in Star Wars (Episodio V: L'Impero colpisce ancora), quando Darth Vader rivela a Luke Skywalker: "Io, sono tuo padre!"; così avviene nel Canto di Ildebrando (in tedesco Hildebrandslied), il più antico poema epico-eroico della tradizione germanica (fine VIII - inizi IX secolo d.C.).
Il guerriero Ildebrando, al seguito di Teodorico re degli Ostrogoti, per colpa di Odoacre re degli Eruli è costretto ad abbandonare la patria, partendo per l'esilio. Lascia la giovane moglie e il bambino piccolo, nato dalla loro unione, Adubrando. Dopo trent'anni Ildebrando rientra in patria, a capo delle schiere di Teodorico, e lo scontro con le truppe di Odoacre, guidate da Adubrando diventato nel frattempo un abile guerriero, è inevitabile.
I due campioni scendono al centro del campo, con le armi sguainate, pronti al duello all'ultimo sangue.
A questo punto Ildebrando, prima di iniziare le ostilità, chiede ad Adubrando qual è il suo nome e la sua stirpe. Adubrando gli rivela di essere il figlio di Ildebrando, partito da quelle terre trent'anni prima, ma ormai - afferma il giovane guerriero - morto in combattimento, lontano dalla sua patria. Ildebrando si rivela: "Adubrando, io, sono tuo padre" (più o meno con queste parole). Ma il giovane non gli crede, ed anzi si convince subito che si tratta di un subdolo stratagemma messo in piedi per codardia, nel timore, da parte di Ildebrando, di dover affrontare un duello con un guerriero molto più giovane di lui. A nulla valgono le parole di Ildebrando, disposto a fargli dei doni e a siglare la pace. Adubrando è irremovibile, e lo scontro mortale ha inizio...
Il poemetto consta di soli 68 versi, ed è privo del finale. Traspare in tutto il testo un'atmosfera cupa e tragica, intrisa del fatalismo tipico delle tribù germaniche: gli uomini sono vittima di un Fato superiore, cieco e imperscrutabile, contro il quale non possono far nulla. Come nella tragedia greca, all'eroe tragico si prospettano due scelte, entrambe equivalenti nel loro risultato finale: uccidere o essere ucciso. Con l'aggravante che in questo caso si tratta di uccidere il proprio figlio, o essere ucciso da lui. Comunque vada, il finale, improntato al dolore e alla morte, è un dato scontato fin dalle premesse: l'eroe è in ogni caso condannato (destinato) a soffrire.

Testo originale in alto tedesco con traduzione integrale in italiano e commento qui.

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