mercoledì 5 settembre 2018

"Una faccia, una razza": l'Italia e gli Italiani visti dai Greci


Ben prima della nave Diciotti, delle ONG e di Matteo Salvini, dall'VIII secolo a.C. circa, i Greci si misero su dei barconi - in realtà agili ed eleganti imbarcazioni - e come profughi emigrarono dalla loro patria, solcando il Mar Mediterraneo: Cristoforo Colombo viaggiò verso occidente, e scoprì l'America; i Greci viaggiarono verso occidente... e scoprirono l'Italia! 
Sì, in un certo senso furono davvero i Greci a scoprire l'Italia: approdarono infatti nel Sud - grosso modo da Napoli in giù -, fondando numerose città (Taranto, Reggio Calabria, Crotone, Siracusa, Agrigento...), e fondendosi con le locali popolazioni italiche: da qui il noto detto popolare, oggi usato soprattutto dai greci "Una faccia, una razza" (in greco moderno, μια φάτσα, μια ράτσα), per indicare i rapporti di parentela molto stretti che uniscono i due popoli italiano e greco. 
Furono i Greci a dare per la prima volta un nome - o meglio, più nomi - alla nuova terra: innanzitutto Magna Graecia (Μεγάλη Ἑλλάς), che in origine indicava tutto il Sud Italia, esclusa però la Sicilia: se prendiamo infatti una cartina geografica, e confrontiamo le dimensioni dell'Italia meridionale con quelle della Grecia, quest'ultima è piccola, mentre la prima è "grande". 
Un altro nome fu Enotria, da oinos (οἶνος) che vuol dire "vino" (lo stesso delle parole enologia, enoteca), e significava "terra del vino": i Greci, infatti, appena approdati sulle coste italiane, notarono subito distese su distese di vigneti, magari con qualche contadino ubriaco sverso per terra. Fin dall'antichità quindi si era chiaramente individuata l'inclinazione degli italiani per il vino; non a caso ancora oggi siamo imbattibili a livello mondiale in questo campo, come sanno bene i Francesi (a proposito, viva lo spumante, abbasso lo champagne!).