sabato 23 luglio 2016

Tempo e spazio nel Medioevo


Già nel Medioevo si rendevano conto, in un certo senso, di vivere il Medioevo. Nella concezione di Gioacchino da Fiore, ad esempio, si postulava di vivere in un'età di mezzo (media aetas), nell'età del Figlio, dopo l'età del Padre e prima dell'avvento dell'età dello Spirito Santo; un periodo intermedio fra l'incarnazione del Cristo e la sua prossima venuta per il giorno del Giudizio. La concezione della storia è quella di una storia della salvezza, i cui protagonisti sono tre: il tempo, lo spazio e gli uomini. Lo spazio dell'uomo è la Terra, rappresentata per lo più come un disco piatto in mezzo all'oceano: al centro c'è Gerusalemme, immagine terrena della Gerusalemme celeste che attende ognuno dopo la morte; i tre continenti noti (Europa, Africa e Asia) si racchiudono in un cerchio, disposti a forma di T, con l'Asia nella parte superiore, il quadrante inferiore destro l'Africa, quello sinistro l'Europa. 
Il tempo era deciso e stabilito da Dio ab eterno. Il salmo 90, secondo cui davanti al Signore mille anni sono come un giorno solo, induceva molti a calcolare in seimila anni il tempo stabilito per la durata dell'universo, in una sorta di "settimana del mondo", e di vivere nella sesta ed ultima età del mondo, alla cui fine ci sarebbe stato il "sabato del mondo". Gli stessi calendari si basavano sulla storia sacra: l'inizio dell'anno poteva partire dal 25 dicembre, natale del Signore,; o dal 25 marzo, data dell'Annunciazione a Maria; o, ma più raramente (essendo una festa mobile), dalla Pasqua. Come si misurava il tempo? 
Nei borghi il tempo era scandito dal suono delle campane, che la mattina chiamavano al lavoro, al tramonto richiamavano i cittadini all'interno delle mura, prima della chiusura delle porte. Nei monasteri la partizione del tempo era essenziale per la celebrazione dell'ufficio delle ore: provvedevano le meridiane, poi gli orologi a pesi; ma talvolta ci si basava sul vecchio metodo della misurazione della lunghezza dell'ombra umana. I maestri di aritmetica delle università utilizzavano come unità di misura il secolo (saeculum) o l'attimo, 'atomus' o 'ictus oculi' ('colpo d'occhio'). In ogni caso esisteva un rapporto molto stretto fra tempo e ritmo della natura: il termine tempestas, ad esempio, indica tanto il tempo quanto il clima, o meglio il maltempo, come il terribile inverno del 1076-1077, ricordato dallo storico Fuhrmann (H. Fuhrmann, Guida al Medioevo, Bari-Roma, Laterza 2004, p. 10), lo stesso anno in cui l'imperatore Enrico IV si umiliò per chiedere perdono a Canossa a papa Gregorio VII, in cui, dall'11 novembre (S. Martino) ad aprile gelarono tutti i principali fiumi d'Europa, dalla Loira al Danubio, dal Rodano alla Vistola, dal Reno al Tevere.
Mappa medievale con Gerusalemme al centro
(London, British Library, Add. 28 681)
La visione medievale dell'uomo è ambigua: peccatore a seguito della colpa del peccato originale, ma al contempo fatto a immagine e somiglianza di Dio. Certamente "l'opprimente preoccupazione per la salvezza eterna dell'anima dava spesso alla vita una tetra severità" (Fuhrmann, Guida al Medioevo, p. 7). A fronte dell'Alto Medioevo, in particolare fra III e VI secolo, quando gli uomini, soprattutto quelli di origine germanica, erano alquanto alti (intorno al metro e ottanta), nel Basso Medioevo l'altezza si riduce drasticamente intorno al metro e sessanta circa: soltanto i ceti elevati o gli imperatori erano di norma di stazza imponente. La speranza di vita era parimenti altrettanto bassa: fra X e XII secolo era di poco superiore ai trenta anni; mentre la mortalità era maggiore fra i 14 e i 20 anni, e colpiva soprattutto le ragazze; fra i limiti opposti rarissimi sono i casi di novantenni. Quanto a figli la media, nell'Alto Medioevo, era di 2,6 figli a coppia.
La popolazione europea, intorno all'anno Mille, contava circa 42 milioni di persone, ai primi del Duecento raggiunse il vertice di 61 milioni, ma si ridusse di un terzo a seguito della grande epidemia di peste nera (1348). Fra le cause di morte per malattia, oltre le epidemie di peste, si registrano i casi di malaria, vaiolo, dissenteria e tubercolosi polmonare, e da ultimi la lebbra e il cosiddetto "fuoco di S. Antonio" (provocato dalla ruggine bruna dei cereali). La maggior parte delle case erano povere catapecchie di legno, tranne gli edifici pubblici e i palazzi dei nobili che erano in pietra. "Si stava rannicchiati stretti intorno al focolare fumoso, specie d'inverno; la luce entrava dalla porta d'ingresso o da un abbaino sul tetto, costruito per far uscire la fuliggine. Esistevano vani di finestra, ma, dato che non c'era ancora il vetro -fu usato a partire dal XII secolo, all'inizio solo nelle chiese-, venivano chiusi con infissi di legno su cui era tesa una pergamena oleata, e a volte solo turati con paglia. [... ] Gli uomini indossavano sopra la camicia un giaccone corto che arrivava fino alle ginocchia, ampi pantaloni di tela su cui arrotolavano calze avvolte a fasce; le donne una lunga sottoveste con sopra un abito dalle maniche molto larghe. Un po' di eleganza nei vestiti arrivò tra l'XI e il XII secolo, quando le donne cominciarono a portare abiti attillati al di sopra della vita, e questo spingeva austeri religiosi a dire che le donne denudavano il corpo per mostrare agli amanti la merce in vendita" (Fuhrmann, Guida al Medioevo, pp. 16-17).
Nel Medioevo quindi non si viveva bene: ma il suicidio era rarissimo, considerato riprovevole quanto l'omicidio, in quanto significava rifiutare la vita dono di Dio, e ci si precludeva la grazia divina. Insomma si soffriva, ma lo si sopportava ad maiorem Dei gloriam.

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