lunedì 12 ottobre 2015

Medioevo in Basilicata: 1. la chiesa rupestre di S. Antuono a Oppido Lucano


La chiesa di S. Antuono (esterno)
Una delle chiese rupestri più belle della Basilicata è senz'altro quella di S. Antuono a Oppido Lucano, piccolo centro del potentino a una decina di chilometri da Acerenza. La chiesetta sorge poco fuori dal centro abitato, lungo una strada sterrata difficilmente raggiungibile in auto; fino a qualche decennio fa era in stato di completo abbandono, e veniva utilizzata come stalla dai pastori locali: è a navata unica, come la stragrande maggioranza delle chiese rupestri, ed è stata realizzata da monaci Antoniani presumibilmente nei primi anni del Trecento, monaci che poi, per alterne vicende, la abbandonarono nel corso del XV secolo.
All'interno della piccola chiesa è presente, su tre pareti, nell'ordine da sinistra a destra, un ciclo di affreschi -19 scene in tutto, ma una è scomparsa- dedicato alla Vita di Gesù, dalla Natività fino alle Pie donne al sepolcro, da datare al Trecento (quasi certamente alla prima metà).


Pianta della chiesa e degli affreschi
Sulla parete di sinistra troviamo nell'ordine (figure 1-2): 1. Natività; 2. Fuga in Egitto; 3. Strage degli innocenti; 4. Battesimo di Gesù; 5. Presentazione al Tempio; 6. Ingresso di Gesù a Gerusalemme. Nella navata centrale (figura 3): 1. Ultima cena; 2. Scena illeggibile; 3. Tradimento e cattura di Gesù; 4. Condanna alla croce; 5. Flagellazione; 6. Il buon ladrone; 7. Crocifissione; 8. Il ladrone cattivo; 9. La deposizione; 10. Gesù nel sepolcro; 12. Le pie donne al sepolcro. Sulla parete di destra infine (figura 4): 1. Madonna in trono con Bambino; 2. L'Angelo.
Al di là dello stato di conservazione degli affreschi, mediocre, la loro bellezza è tutta nella semplicità delle figure, tratteggiate con espressioni fisse nel volto e negli sguardi, senza concedere nulla, o quasi nulla, alla psicologia -come da tradizione bizantina-, dall'assenza di ogni prospettiva e senso delle proporzioni: tutti carattere di indubbio arcaismo.
Nella Fuga in Egitto (figura 2a), ad esempio, le quattro figure (la sacra famiglia e l'angelo) hanno non solo le medesime espressioni negli sguardi, ma tutte compiono lo stesso gesto con la mano sinistra tesa, come ad indicare la direzione di marcia del corteo. Le mani dell'angelo, peraltro, risultano sproporzionate rispetto al resto del corpo, così come di gusto naif, scarsamente attento alla fedeltà dei particolari, è la corda dell'asino avvolta attorno al polso dell'angelo, che fa da guida alla famiglia in fuga. Bello invece il particolare delle pianticelle e dei piccoli fiori calpestati dai piedi dell'asino, anche questi di scuola bizantina.
Ne La strage degli innocenti (figura 2b) i soldati di Erode che compiono l'efferato delitto hanno abiti e vesti medievali, con tanto di cotta e di elmo, e infilzano i bambini -stretti al seno delle madri- con spadoni d'acciaio dell'età di mezzo.
Nella scena dell'Ultima cena (figura 3a) è pienamente evidente l'assenza di ogni senso della prospettiva da parte dell'anonimo frescante che, come un bimbo, dipinge a sole due dimensioni, ignorando del tutto la terza dimensione della profondità: la tavola così è dipinta con un curioso effetto dall'alto, e risulta letteralmente schiacciata sulle figure degli apostoli, così come i pani, i pesci e i calici, tutti rappresentati bidimensionalmente. Stesso effetto grottesco crea la figura di S. Giovanni, rappresentato come un giovane imberbe, letteralmente piegato sul petto di Gesù, rappresentato in atto benedicente.
Nella scena del Tradimento e cattura di Gesù (figura 3b) all'abbraccio di Giuda -curiosamente rappresentato con l'aureola al capo- che si china su Gesù per baciarlo, fanno da sottosfondo i soldati venuti a catturare Gesù, anch'essi rappresentati come guerrieri medievali con elmi, cotte e addirittura scudi con insegne araldiche, come veri e propri cavalieri; mentre in primo piano sul basso spicca la scena di Pietro che, armato di un coltellaccio, recide l'orecchio del servo del sommo sacerdote, rappresentato con il volto imbrattato di sangue.
La Crocifissione (figura 3c) rappresenta la scena centrale del ciclo di affreschi come sottolineato dal fatto di occupare l'abside della navata: la figura del Cristo in croce mostra una notevole dinamicità, sottolineata dalla curvatura delle gambe. Anche qui si notano soldati alle spalle della croce in abiti medievali, mentre spiccano (figura 3f) la Vergine e le pie donne in compagnia di S. Giovanni ai piedi della croce, tutti con il volto aggrottato da rughe e solcato da lacrime.
Nella scena della Deposizione (figura 3e) Gesù è rappresentato curiosamente con occhi a mandorla, con barba e capelli rossicci, mentre Giuseppe d'Arimatea è rappresentato con le mani delicatamente appoggiate sul petto del Cristo.
Nell'ultima scena del ciclo, la Madonna in trono in Bambino (figura 4b), probabilmente anche la più recente dell'intero ciclo, la Vergine è dipinta per la prima volta con una certa indulgenza al dato psicologico, come si vede dal cenno di sorriso e di tenerezza nei confronti del Bambino, rappresentato con un curioso paio di sandaletti neri ai piedi.
Nel complesso il ciclo di affreschi di Oppido lascia intravedere alle sue spalle un ambiente di devozione ingenua e popolare, dal gusto decisamente primitivo, lontano da mode e da novità artistiche di rilievo. Ne viene fuori, quindi, il quadro di un Medioevo pieno, arcaico e periferico, come del resto di periferia è quest'angolo sconosciuto di Basilicata.


GALLERIA DI IMMAGINI

Fig. 1. Affreschi della parete di sinistra

Fig. 2. Affreschi della parete di sinistra


Figura 2b. Strage degli innocenti
Fig. 2a. Fuga in Egitto

Fig. 3 Affreschi della navata centrale

Figura 3b. Tradimento e cattura di Gesù





Figura 3a. Ultima cena






Figura 3c. Crocifissione

Figura 3d. Il buon ladrone
Figura 3e. Deposizione
Figura 3f. Pie donne ai piedi della croce
Fig. 4 Affreschi della parete di destra
Figura 4b. Madonna in trono con Bambin

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