lunedì 19 novembre 2012

Dentro l'officina di Giovanni Boccaccio: rendiconti del convegno


Si è tenuto a Ferrara (giovedì 15 e venerdì 16 novembre), nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, il convegno dedicato a Giovanni Boccaccio, in preparazione del settecentenario della morte (1313-2013); il tutto messo su grazie all'organizzazione di Sandro Bertelli, ricercatore in Paleografia e Codicologia presso la medesima Università. 
Dopo i saluti di apertura (da parte di Enrico Spinelli, Direttore della Biblioteca Ariostea e di Stefano Zamponi, Presidente dell'Ente Nazionale Giovanni Boccaccio), ha relazionato Sandro Bertelli (Università di Ferrara), organizzatore -come già detto- del convegno, con un lavoro (Codicologia d'autore: il ms. in volgare secondo Giovanni Boccaccio) dedicato a illustrare tutti gli autografi boccacciani in volgare. Escludendo una lettera conservata nell'Archivio di Perugia (datata 20 maggio 1366 e inviata a Leonardo Del Chiaro), gli autografi superstiti del certaldese sono in tutto sei: il codice Acquisti e Doni 325 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, contenente il Teseida, e risalente a circa la fine degli anni '40 del secolo; l'attuale Toledano 104.6 della Biblioteca e Archivio Capitolare della Cattedrale di Toledo (= To), contenente la Commedia, insieme alla Vita Nova, al Trattatello in laude di Dante, e a varie canzoni dantesche (datazione: 1355-1365?); il frammentario codice 1035 della Biblioteca Riccardiana di Firenze (Ri: certamente posteriore a To); il Chigiano L.V.167 della Biblioteca Vaticana, contenente rime di Dante e del Canzoniere di Petrarca, che costituiva tutt'uno con un altro Chigiano, segnato L.VI.213 (= Chig) contenente la Commedia, e risalente agli ultimi anni di vita del Boccaccio; e infine il celebre Hamilton 90 della StaatsBibliothek di Berlino, autografo del Decameron
Bertelli ha poi attirato l'attenzione su una data, "1372", posta su una carta finale di To, la cui autografia boccacciana però è dubbia (Cursi, per esempio, notava che la forma per scrivere il numero "7" non pare tipica del Boccaccio), ipotizzando quindi una riconfezionatura o comunque una risistemazione del codice a quell'altezza cronologica, molto probabilmente in vista delle letture della Commedia tenute da Boccaccio nella chiesa di S. Stefano in Badia, poi confluite nelle Esposizioni sopra la Commedia (mutile a Inferno XVI, interrotte dalla morte di Boccaccio). Il Toledano, peraltro, è l'unica delle tre copie della Commedia a conservare, fra lo specchio di scrittura e il margine esterno, uno spazio vuoto sufficiente per ospitare delle glosse (qualcuna di esse è rimasta) o un vero e proprio commento. Ora il testo delle Esposizioni si basa proprio su To: una semplice coincidenza o dobbiamo pensare a un piano in qualche modo voluto e ricercato da Boccaccio?
Dopo il Bertelli ha relazionato Marco Cursi (Università di Roma "La Sapienza") che ha presentato uno studio complessivo sulla scrittura del Boccaccio, frutto dell'analisi di ben 32 autografi, volgari e latini, analizzati in misura integrale o parziale. Cursi ha potuto così distinguere quattro tipologie grafiche: scrittura posata, scrittura corsiva, scrittura "sottile" e scrittura distintiva. L'analisi della scrittura è fondamentale per comprenderne l'evoluzione, e quindi per poter datare -almeno relativamente- i vari documenti. Cursi ha così potuto ascrivere To a una fase iniziale della vita del Boccaccio, mentre Ri e Chig a una "fase tardiva", confermando così, da un punto di vista paleografico, la serie To-Ri-Chig confermata già da studi di carattere testuale. Un ultimo dato, solo in apparenza più banale, è stato sottolineato infine dal Cursi: l'evoluzione dei segni diacritici, soprattutto i puntini sulle i, e l'uso degli accenti (per esempio Boccaccio usa ò per il vocativo oh, o senza accento per indicare la congiunzione disgiuntiva o la forma verbale per ho).
Ha poi preso la parola Francesca Faleri (dell'OVI, Opera del Vocabolario Italiano) con una relazione sulla lingua del Boccaccio. In Boccaccio convivono fiorentinismi di tratto arcaico e innovazioni del fiorentino moderno, che però si potrebbero anche spiegare come effetti del substrato certaldese del Boccaccio, anche se quest'ultima ipotesi, mancando testi trecenteschi sicuramente provenienti da Certaldo, è di difficile dimostrazione. Fatto sta che Boccaccio preferisce tendenzialmente i tratti arcaici; nelle opere poetiche, invece, il discorso è più complesso da fare perché entrano in gioco fattori metrici: ad esempio l'arcaismo ha di norma una sillaba in più contro la forma sincopata delle innovazioni recenti (per es. similemente contro similmente). Altrove invece utilizza forme più recenti, come senza contro sanza che è la forma popolare tipica del fiorentino, che hanno l'effetto di elevare lo stile, soprattutto in testi letterari.
Ha parlato poi il sottoscritto che ha isolato, a partire dalla collazione integrale di To Ri Chig, le varianti tipiche del Boccaccio contro tutto il resto della tradizione manoscritta (tanto dell'antica vulgata di Petrocchi che della cosiddetta officina vaticana, ossia quel gruppo di sette manoscritti a cui appartiene anche la tradizione Boccaccio: Cha Vat + Barb. 3644, Fior. Pal. 314, Laur. 40.13, Marc. Zan. 55, Ricc. 1012). Ho così potuto distinguere le tipologie di interventi testuali imputabili al Boccaccio, e li ho divisi in innovazioni involontarie (varianti sinonimiche, lapsus calami e errori di natura paleografica) e innovazioni volontarie. Quest'ultime sono le più interessanti: si va dalle correzioni metriche (regolarizzazioni degli accenti, rifiuto di iato e dialefe, tentativi di sanare presunte ipometrie); alle correzioni ope ingenii dell'antigrafo, fino agli interventi del tutto arbitrari dettati dal contesto narrativo o dalla riflessione sul testo. Qui puoi scaricare le slides powerpoint presentate al convegno.
Elisabetta Tonello (Università di Ferrara) ha poi analizzato il carme boccacciano Ytalie iam certus honos, ipotizzandone un'unica redazione testimoniata dall'autografo Chigiano L.V.176, mentre le varianti presenti nella versione del codice Vaticano 3199 (Vat), sarebbero imputabili a una mano tarda, probabilmente proveniente da una cerchia di umanisti, in considerazione dell'eleganza stilistica e linguistica delle varianti latine, laddove lo stile del Boccaccio, da tipico autodidatta, è decisamente più approssimato.
Luca Carlo Rossi (Università di Bergamo) ha invece approfondito il rapporto affettivo che legava il grande commentatore Benvenuto da Imola a Boccaccio, di cui si considerava discepolo e di cui aveva assistito, da spettatore, alle letture nella chiesa di S. Stefano. Fra le varie espressioni, Benvenuto definisce Boccaccio "praeceptor meus", "inquisitor historiarum" e "cultor Dantis".
Francesca Pasut (Associazione del Corpus of Florentine Painting di Firenze) ha invece approfondito la figura del Boccaccio illustratore, sottraendo alla paternità del certaldese una serie di marginalia figurata (i disegni sul margine dei mss.) finora comunemente ritenuti del Boccaccio: fra questi i sette schizzi che corredano il testo della Commedia in Ri (che la Pasut attribuisce a ignota mano di fine Trecento-inizi Quattrocento, se non più tarda), e, soprattutto, lo schizzo di Omero che si trova sulla coperta di To. Le obbiezioni sollevate, però, sono state diverse, e hanno suscitato un vivace dibattito. Innanzitutto, la Pasut stessa, pur escludendo un progetto a monte del Boccaccio nell'apparato iconografico di Ri, ammette tuttavia che le illustrazioni si inseriscono bene nella pagina, senza minimamente turbarne la struttura, in pratica come se non fossero state aggiunte ex post al testo; inoltre le illustrazioni stesse si interrompono all'altezza del canto XVII dell'Inferno, più o meno dove si arrestano le Esposizioni del Boccaccio: soltanto una coincidenza? La Pasut ipotizza come autore dei disegni un artista di scuola "neogiottesca", attestata in Firenze a partire dagli anni '70 del Trecento, artista che volutamente utilizzerebbe uno stile arcaico, ma che si può spiegare come una moda all'antica di età posteriore. Non sarebbe forse più economico immaginare che, piuttosto che una moda all'antica, si tratto di un antico originale (cioè degli anni '70 del Trecento, più o meno quando Boccaccio inizia le Esposizioni)? Riguardo invece al ritratto di Omero in To (che la Pasut avvicina allo stile iconografico di Giovanni da Milano, attivo in Firenze all'epoca del Boccaccio, su incarico forse di quest'ultimo), le obbiezioni sono state ancora più forti. Dapprima è stato notato che lo schizzo è accompagnato dalla scritta "Omero poeta sovrano", che è sicuramente (secondo Bertelli e Cursi) di mano del Boccaccio; altra obiezione è il misero status economico che proverbialmente caratterizzava Boccaccio, tale da far dubitare una sua commissione a un artista del posto, soprattutto perché lui stesso in grado, al bisogno, di fare illustrazioni ai suoi manoscritti (l'Hamilton 90 è il caso più noto); da ultimo si può notare che lo schizzo in questione ha i caratteri dell'estemporaneità: dipinto in una parte marginale del manoscritto, e per di più con un inchiostro di scarsissima qualità che di fatti è del tutto svanito; insomma un disegnino improvvisato sul momento, piuttosto che un ritratto commissionato a un artista più o meno noto.
Davide Cappi (Università di Padova) e Marco Giola (Università Cattolica di Brescia) hanno invece presentato una ricerca comune sulle due redazioni del Compendio della Vita di Dante scritta dal Boccaccio intorno al 1351-1355: una redazione breve (A), anteriore cronologicamente, e tramandata da Chig; e una redazione lunga, cronologicamente posteriore, tramandata da circa trenta manoscritti. Soltanto per quest'ultima versione, mancando l'autografo, va impostato il lavoro editoriale, molto problematico a causa dei pochi errori congiuntivi dei codici (ma almeno un errore comune farebbe ipotizzare una discendenza da un comune archetipo).
Sonia Tempestini ha invece presentato un lavoro, condotto con la collega Chiara Teodori (entrambe dell'Università di Roma "La Sapienza"), che prevede la trascrizione diplomatica integrale (comprensiva dei segni diacritici) dei tre autografi To Ri Chig. I primi risultati presentati -relativi al solo Inferno- testimoniano una grande oscillazione testuale delle tre copie, una serie cronologica confermata nella successione tradizionale To-Ri-Chig, e e una derivazione delle Esposizioni da To, prima fatica del Boccaccio (su 140 varianti dell'Inferno le Esposizioni coincidono con To al 70%, con Ri al 28% e con Chig al 2%).
Da ultimo Carlo Pulsoni (Università di Perugia) ha analizzato il postillato Capponi IV.508 della Biblioteca Vaticana, contenente il testo del Decameron, ipotizzando una consultazione dell'autografo Hamilton 90 da parte del postillatore, forse tramite la figura dell'umanista Angelo Colocci.
I lavori del convegno confluiranno in un volume di Atti, di cui si darà notizia nel prossimo numero degli Studi sul Boccaccio.

7 commenti:

  1. Eccezionale la scelta delle immagini che accompagnano i tuoi scritti! Un saluto dall'Angolo d'Abruzzo --- Anonimi

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  2. Gentile dottor Mecca, la ringrazio del vasto spazio dedicato a parte del mio intervento,commentando il quale ha travisato qualcuna delle mie affermazioni. La redazione del saggio scritto sarà un'ottima occasione per fare chiarezza. Cordialmente, Francesca Pasut

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    1. Cara dottoressa, se ho dedicato tanto spazio al suo intervento, fraintendendone qualche aspetto -di cui mi scuso- è perché l'ho trovato decisamente stimolante, sebbene pieno di punti ancora oscuri e controversi (e/o controvertibili). Non vedo l'ora pertanto di leggere la versione scritta del suo saggio: come si sa "verba volant" ecc.; per cui me ne faccia senz'altro avere -appena può- un abstract elettronico. Le sarò (e le sono) molto grato. Saluti

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  3. Gentile Dott. Eugenio Mecca, sono interessata agli argomenti trattati nel convegno da Lei qui riassunto. Vorrei chiederLe cortesemente se è a conoscenza del periodo in cui gli Atti verranno pubblicati. La ringrazio e Le porgo distinti saluti. Marta

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    1. Cara Marta, i contributi saranno consegnati entro l'estate alla casa editrice (Biblioteca Apostolica Vaticana, Collana "Studi e Testi"), la quale provvederà alla stampa prevedibilmente per fino anno (in linea con il centenario boccacciano: 1313-2013)o al massimo inizio 2014. Per qualsiasi cosa sono a disposizione.

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  4. Gentile Dott. Eugenio Mecca, La ringrazio molto per la sua disponibilità e per le informazioni puntuali. Sto svolgendo la tesi di laurea su Boccaccio studioso di Dante ma credo terminerò prima della pubblicazione degli Atti. Le chiedo se posso citarLa nei miei studi facendo riferimento alle slides che qui ha pubblicato. A mio avviso, il Suo è un contributo innovativo ed interessante. La ringrazio e Le porgo distinti saluti. Marta

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  5. Non avevo colto che ti -mi permetto l'informalità- interessasse nello specifico il mio contributo su Boccaccio: in questo caso ti segnalo il convegno di presentazione del secondo volume di "Nuove Prospettive" (qui sul blog: http://aemecca.blogspot.it/2012/12/convegno-dantesco-novedrate-24-gennaio.html), in cui ho sviluppato il lato Boccaccio editore di Dante (negli "Atti" di Ferrara invece l'approccio principale è a Boccaccio commentatore di Dante). Il volume di "Nuove prospettive" è già in stampa, e mi dicono disponibile nel giro di un paio di settimane. Sempre su Boccaccio editore di Dante per giugno è prevista l'uscita di un mio articolo sulla "Nuova Rivista di Letteratura Italiana"; quest'ultimo dovrei riuscire a caricarlo sul blog, ma se vuoi te ne giro un estratto pdf via mail (ricordamelo all'indirizzo: aemecca@gmail.com, oppure eugenio_mecca@yahoo.it).
    Saluti

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