venerdì 26 aprile 2019

Il libro del profeta Gioele (o Del giorno del Signore)

Rappresentazione del profeta Gioele
su una placca d'avorio (Paris, Louvre)

Secondo dei 12 profeti minori (il primo è il Libro di Osea), il libro di Gioele è uno dei più brevi della Bibbia: soli 4 capitoletti. Della figura storica di Gioele non si sa praticamente nulla: figlio di Petuèl (1,1), potrebbe essere vissuto nel IX secolo, oppure - secondo altri - nel secolo successivo, o secondo altri studiosi ancora, soprattutto moderni, addirittura nell'epoca dopo l'esilio babilonese (quindi dopo il 538 a.C.). 
Due sono le caratteristiche del libro di Gioele, per le quali esso è particolarmente noto: la descrizione dell'avvento del "giorno del Signore", con un linguaggio e uno stile di carattere decisamente apocalittico; e la profezia dell'Effusione dello Spirito Santo a tutti i popoli, profezia che sarà poi letteralmente ripresa nel Nuovo Testamento sia da Pietro (negli Atti) che da Paolo (ai Romani).

1. L'invasione delle cavallette (1, 2-12). 
Nella prima parte del libro, Gioele descrive un'invasione di locuste e cavallette, immagine tradizionale nella Bibbia (a partire almeno da Esodo 10 e sgg.) per indicare l'ira del Signore: i campi e i raccolti ne sono devastati, il popolo di Israele ne è sconvolto.

Devastata è la campagna,
piange la terra,
perché il grano è devastato,
è venuto a mancare il vino nuovo,
è esaurito il succo dell'olivo.
Affliggetevi, contadini,
alzate lamenti, vignaiuoli,
per il grano e per l'orzo,
perché il raccolto dei campi è perduto! 
                                            (1, 10-11)

Il resto del verme l'ha divorato la locusta,
il resto della locusta l'ha divorato il bruco,
e il resto del bruco l'ha divorato la cavalletta.
Svegliatevi, ubriaconi, e piangete!
Lamentatevi tutti, bevitori di vino,
per il vino nuovo che vi è tolto di bocca!
                                                  (1, 4-5)

La desolazione della campagna, assalita da vermi, bruchi, locuste e cavallette, è esemplificata dalla perdita totale del raccolto, e in particolare dai prodotti fondamentali dei campi, la cosiddetta "triade mediterranea": il grano, l'olio e la vite. Quest'ultima, soprattutto, rappresenta sempre nella Bibbia, tanto nell'Antico quanto nel Nuovo Testamento, l'elemento della gioia e della festa, venendo a mancare il quale significa la perdita totale e definitiva della gioia di vivere, da cui l'invito a lamentarsi, rivolto in particolare agli ubriaconi e ai bevitori di vino.

2. Invito alla penitenza (1, 13-14). 
Per reagire a questa calamità, Gioele - come tutti i profeti della Bibbia - predica una conversione da parte del popolo, e un invito alla penitenza da parte di tutti, membri del clero compresi:

Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti,
urlate, ministri dell'altare,
venite, vegliate vestiti di sacco,
ministri del mio Dio.
Proclamate un digiuno,
convocate un'assemblea,
adunate gli anziani
e tutti gli abitanti della regione
nel casa del Signore vostro Dio,
e gridate al Signore!
                      (1, 13-14)

Nell'Antico Testamento, di fronte all'ira di Dio o a una sua minaccia di punizione e castigo nei confronti del popolo infedele, i profeti invitavano alla penitenza tutta la popolazione, che si risolveva poi nell'organizzazione di una cerimonia pubblica con tutta una serie di riti ben stabiliti: innanzitutto la convocazione di un'assemblea nel Tempio ("nella casa del Signore vostro Dio"), alla presenza di tutto il popolo e in particolare degli anziani; la proclamazione di un digiuno pubblico; il pentimento, da parte del popolo e in particolare da parte dei suoi membri più altolocati (re e sacerdoti), manifestato pubblicamente indossando vesti di sacco e cospargendosi il capo di cenere.

3. L'avvento del giorno del Signore (1, 15-2, 11).
Il giorno del Signore, proclama Gioele, è vicino, e il suo avvento sarà testimoniato da fenomeni terribili, nei cieli e sulla terra, e ogni uomo sarà colto da un terrore inenarrabile:

Ahimè, quel giorno!
Sì, il giorno del Signore è vicino,
e viene come la devastazione dell'Onnipotente!
                                                             (1, 15)

Suonate la tromba in Sion
e date l'allarme sul mio santo monte!
Tremino tutti gli abitanti della terra:
è venuto il giorno del Signore!
E' vicino!
Giorno di tenebre e di caligine,
giorno di nube e di oscurità.
Davanti a Lui trema la terra
e il cielo si scuote,
il sole e la luna si oscurano,
e le stelle cessano di brillare.
Sì, grande è il giorno del Signore,
e pieno di spavento: chi potrà sostenerlo?
                                          (2, 1-2. 10-11)

Il giorno del Signore, inteso tradizionalmente come evento pubblico che investe l'intera collettività, ossia il genere umano come specie; oppure, in maniera più problematica da un punto di vista teologico, inteso in forma ridotta alla dimensione individuale, nel momento della morte del singolo individuo, si caratterizza in ogni caso (vedi il libro dell'Apocalisse): dallo squillo della tromba - da parte degli angeli o meno -, dall'eclissi del sole, della luna e degli astri tutti del cielo, dal trionfo quindi delle tenebre, della caligine e della notte sulla luce e sul giorno. Sarà un giorno terribile e pieno di spavento: chi potrà, fra gli uomini, sostenere indenne quel giorno?  

4. Fine del flagello (2, 12-27).
Ma con la penitenza, e una conversione sincera del cuore, il flagello sarà allontanato, il Signore tornerà sui suoi passi, non castigherà più gli uomini, e la pace, la gioia e l'abbondanza ritorneranno di nuovo sulla terra:

Ora dunque - oracolo del Signore -
ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore e non le vesti,
ritornate al Signore vostro Dio,
perché Egli è misericordioso e benigno,
lento all'ira e ricco di bontà,
e si ricrede riguardo alla sventura!
Chissà che non cambi e si plachi,
e lasci dietro a sé una benedizione?
                                      (2, 12-14)

L'invito del profeta è dunque quello di pentirsi veramente e sinceramente, non limitandosi a gesti esteriori e formali privi di importanza ("laceratevi il cuore e non le vesti"): solo così, con un abbandono fiducioso, Dio - chissà - potrà mutare parere e non castigare l'uomo, ma anzi benedicendolo, quel Dio che è "lento all'ira e ricco di bontà", sempre "misericordioso e benigno".

5. L'effusione dello Spirito Santo (capitolo 3)
Elargendo il suo perdono, Dio effonderà sugli uomini il dono dello Spirito Santo, che investirà tutti coloro che credono in Lui, operando prodigi e miracoli:

Io effonderò il mio Spirito
sopra ogni uomo
e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie;
i vostri anziani faranno sogni,
i vostri giovani avranno visioni.
Anche sopra gli schiavi e sulle schiave,
in quei giorni, effonderò il mio Spirito.
Farò prodigi nel cielo e sulla terra,
sangue e fuoco e colonne di fumo.
Il sole si cambierà in tenebre
e la luna in sangue,
quando verrà il giorno del Signore,
grande e terribile.
Allora chiunque invocherà il nome del Signore
sarà salvato
            (3, 1-5)

Questo stesso passo è ripreso letteralmente da Pietro (in Atti 2, 17-21) per giustificare agli occhi degli Ebrei il miracolo della discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste che investe i presenti con il dono delle lingue e della profezia; e poi è citato da Paolo (Romani 10,13), che estende - conformemente al suo ministero - il dono dello Spirito anche ai non Giudei, ma a chiunque - gentile o pagano - che "invocherà il nome del Signore". 

6. Il giorno del Giudizio (capitolo 4).
Dopo aver ristabilito il patto fra Dio e il popolo di Israele, il Signore convocherà per tutti i popoli della terra nella valle di Giosafat - il cui nome ebraico Jehoshafat significa 'Jahweh giudica' - un grandioso giudizio universale, per sottoporre a giudizio quanti si sono macchiati di colpe contro il popolo santo di Israele. Fra questi il profeta cita Fenici, Filistei e Egizi, insieme a molti altri, contro i quali bandisce una guerra santa:

Annunziate questo fra le genti:
proclamate la guerra santa!
Svegliate gli eroi!
Avanzino, salgano tutti i guerrieri!
Trasformate le vostre scuri in spade,
le vostre falci in lance!
Il debole dica: "Sono un eroe!"
Su, venite nazioni tutte d'intorno! Riunitevi là!
Signore, fa scendere i tuoi eroi!
Si destino, salgano le genti verso la valle di Giosafat!
Là io mi siedo per fare il giudizio a tutte le nazioni intorno!
                                                                                 (4, 9-12) 

Alla fine però il Signore restaurerà il regno di Israele, questa volta per sempre, e una nuova età dell'oro, di pace e benessere, si imporrà su tutto l'Israele di Dio. E con queste parole di speranza, in una visione di luce e di pace, che fa da contraltare ai toni accesi, lugubri e apocalittici della gran parte precedente, si chiude il libro del profeta Gioele:

In quel giorno le montagne goccioleranno di vino,
le colline scorreranno di latte,
e tutti i torrenti di Giuda
rigurgiteranno di acque!
Una sorgente zampillerà dalla casa del Signore
e irrigherà la valle delle Acacie.
Giuda sarà abitata per sempre,
Gerusalemme di età in età.
Io dichiaro innocente il loro sangue,
sì, lo dichiaro innocente:
il Signore abita in Sion!
                        (4, 18. 20-21)

Che cosa può suggerire il Libro di Gioele all'uomo di oggi? Al di là del linguaggio apocalittico e sentenzioso, più vicino - forse - a certa mentalità medievale ma molto lontano invece dalla sensibilità contemporanea, il messaggio che se ne può trarre è questo: il giorno del Signore, prima o poi, arriverà per tutti; è vicino, anzi, si sta già avvicinando. Oltre alla fine dei tempi e dell'uomo come specie, il giorno del Signore è, per ognuno, il giorno dell'incontro con Lui, della resa finale dei conti, quando non vedremo più le cose - secondo le parole di san Paolo (1Cor 13, 12) - come attraverso uno specchio e in maniera confusa (per speculum in aenigmate); ma vedremo invece faccia a faccia (tunc autem facie ad faciem). In pratica, il momento della morte individuale, della propria morte, alla quale ciascuno deve essere preparato, e giungervi nel miglior modo possibile. E il miglior modo possibile è la conversione a Dio, "con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6, 5), confidando non nei nostri meriti, che non ci sono o sono minimi (cfr. 1Cor 1, 29; Ef 2, 8-9), ma nella sua infinita bontà e misericordia, in fiducioso abbandono a Lui, certi che il Signore  è "lento all'ira e ricco di bontà", sempre "misericordioso e benigno" (Gioele 2,13).

Qui il testo integrale del Libro di Gioele (versione C.E.I.)

Nessun commento:

Posta un commento