lunedì 2 luglio 2018

L'alternanza scuola-lavoro: perché non limitarla al mondo del volontariato?


La cosiddetta "alternanza scuola-lavoro" è una disposizione prevista per la scuola fin dalla Legge Moratti (Legge 28/3/2003 n° 53, art. 4), poi confermata da una serie di decreti attuativi successivi, e da ultimo prevista anche nella cosiddetta "Legge della Buona Scuola" (Legge 107 del 13/7/2015), con la quale diventa a tutti gli effetti obbligatoria per tutti gli studenti delle classi terze del secondo ciclo di istruzione. 
Nelle intenzioni del legislatore l'alternanza scuola-lavoro si prefiggeva un nobile intento, che era quello di raccordare mondo della scuola e mondo del lavoro, che in Italia troppo spesso - per non dire regolarmente - procedono su binari paralleli senza mai incontrarsi, e permettere così ai ragazzi di approcciarsi al mondo del lavoro, e di maturare un'esperienza formativa in aziende del territorio, creando in tal modo anche un importante aggancio fra scuola e territorio.
Ma, come sempre in Italia, fatta la legge se ne scoprono poi le storture e i limiti costitutivi: 1. conciliare studio e lavoro non è cosa facile per i ragazzi; 2. le ore da dedicare all'attività lavorativa (400 ore annue per gli Istituti Tecnici, la metà, 200, per i Licei) sono probabilmente troppe, da cui la pessima idea da parte di certe scuole di spalmarle non soltanto nell'arco dell'anno scolastico, ma di estenderle al periodo delle vacanze estive; 3. numerosi i problemi legati alla copertura assicurativa e in generale alla tutela contro gli infortuni durante lo svolgimento delle attività lavorative da parte dei ragazzi; 4. problemi giuridici e costituzionali riguardanti lo status dei ragazzi, che lavoratori non sono, ma che poi a tutti gli effetti sono trattati come tali, trovandosi così nella condizione, costituzionalmente controversa, di dover prestare attività di lavoro a titolo gratuito (art. 36 della Costituzione: "il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro").
Per questi e mille altri motivi, il tema dell'alternanza scuola-lavoro è stato ed è tuttora al centro di acceso dibattito nel mondo della scuola, con profonde divisioni fra sostenitori da un lato, e denigratori dall'altro che ne vorrebbero invece l'immediata abrogazione.
In effetti alcune distorsioni sono talmente grossolane ed evidenti che gridano al cielo vendetta: ragazzi che senza alcuna preparazione specifica vengono messi a contatto con mezzi pericolosi, finendo per restarne vittime (qui la storia di un ragazzo di Faenza in alternanza gravemente ferito per il crollo di una gru); o ragazzi sfruttati da aziende, per lo più del settore del turismo e della ristorazione, per avere manodopera gratis invece che assumere personale qualificato che andrebbe ovviamente retribuito (qui le storie di ragazzi, soprattutto degli Istituti alberghieri, sfruttati in cucina o come camerieri ai tavoli durante la stagione estiva).
Ecco dunque che per riformare seriamente l'istituto dell'alternanza scuola-lavoro non si può non partire che da un concetto basilare: che cioè non si possono sfruttare i ragazzi, lasciandoli nelle mani di imprenditori o datori di lavoro senza scrupoli, pronti a utilizzarli come manodopera a costo zero; e in generale, l'alternanza scuola-lavoro andrebbe evitata in tutte quelle aziende che possano avere un tornaconto economico, diretto o indiretto, nell'accogliere i ragazzi in alternanza. E poiché è altrettanto palese che ben difficilmente si troveranno aziende di tal fatta, allora la cosa migliore è quella di indirizzare i ragazzi verso il vasto e variegato mondo del volontariato, ossia del Terzo settore e del no profit
Fino a qualche anno fa, quando in Italia esisteva la leva obbligatoria, molti ragazzi optavano per il servizio civile, preferendo prestare la loro opera per istituti di carattere sociale, degli ambiti più disparati (sanitario, ambientale, religioso...); si tratterebbe ora di anticipare - di un anno circa - il vecchio istituto del servizio civile, che ha dato tanti frutti positivi per moltissimi giovani, e che attualmente versa in uno stato di grave crisi. L'alternanza scuola-lavoro si potrebbe quindi esercitare in enti certificati no profit o di accertato valore sociale: dal servizio sulle ambulanze (Croce Rossa o varie Misericordie) alla tutela dell'ambiente (WWF, CAI ecc.), dal servizio presso le mense dei poveri alla Caritas, e via dicendo. 
Con la Croce Rossa, ad esempio, esistono già intese in tal senso (qui il Protocollo siglato con il Miur); e in genere sono già ampiamente previste attività di alternanza scuola-lavoro nel Terzo settore (vedi per es. qui). Tutto sta nel rendere tali attività esclusive rispetto ad attività presso aziende o enti che hanno invece fine di lucro. Se si considera l'autonomia delle singole scuole nella scelta delle attività da proporre per l'alternanza scuola-lavoro, nulla osta affinché i Dirigenti scolastici e le singole scuole optino in via definitiva per lo svolgimento obbligatorio delle ore di alternanza in enti del Terzo settore.
I vantaggi di una tale scelta sono sotto gli occhi di tutti: pochi o nessun rischio per la sicurezza e l'incolumità dei ragazzi; non ci si troverebbe di fronte ad attività lavorative soggette a potenziale sfruttamento, non essendo a fine di lucro; e soprattutto tali attività formerebbero, se non lavoratori in senso stretto, quantomeno cittadini nel senso pieno del termine, educati alla solidarietà, e al rispetto reciproco e dell'ambiente in cui si vive (vedi qui la Carta dei valori del Volontariato).

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