martedì 12 giugno 2018

La voragine delle supplenze brevi nella scuola pubblica


Che le supplenze costituiscano una vera e propria voragine nell'orario delle scuole pubbliche è un fatto ampiamente riconosciuto e che non merita grandi discussioni. Quando si parla però di supplenze, si tende automaticamente a pensare alle supplenze di lungo periodo, con chiamata di un insegnante supplente esterno per sostituire un collega per un periodo più o meno breve, da qualche settimana a dei mesi. Nessuno però considera anche le supplenze brevi, quelle cioè di assenza di un collega per sole poche ore o di un giorno, che pure però vengono ad incidere pesantemente sull'orario di servizio, e che potrebbero costituire una risorsa importante per la didattica, qualora fossero adeguatamente organizzate in un quadro o in un piano formativo della scuola.
Le assenze temporanee di un docente variano ovviamente da scuola a scuola, e da collega a collega, ma è da credere che in tutte le scuole esse costituiscano un'importante voce di bilancio del quadro orario. Ho scorso il registro elettronico dell'ITT Marco Polo di Firenze (anno scolastico 2017/18), scoprendo che mediamente almeno due ore a settimana del monte orario, costituito da 30 ore settimanali di lezione (nel triennio del liceo linguistico), sono costituite da supplenze di un'ora: per assenza temporanea del docente titolare, malattia o richiesta di permesso, o altre variabili diverse. Se pensiamo al fatto che un'ora a settimana è il totale delle ore a disposizione per una materia come Religione, e due ore sono il tempo totale per svolgere i programmi annuali di Filosofia, o di Fisica o di Storia dell'Arte, ci si può ben rendere conto di come il capitolo supplenze brevi nelle scuole sia un immenso "tempo vacante" e un vero e proprio buco nero nel programma didattico stabilito dalla scuola.
Che cosa fare di tutto questo tempo a disposizione? La risposta delle scuole è ovviamente diversificata, ma disarmante nella sua banalità. Si tratta infatti di sostituire - da parte della dirigenza - i colleghi assenti con altri colleghi "a disposizione": questi ultimi possono essere insegnanti che non svolgono tutte le 18 ore di servizio in classe, per mancanza nella scuola della cattedra intera, o per esigenze di servizio a discrezione del Dirigente, oppure, ancora più banalmente, insegnanti che hanno l'ora libera per assenza della propria classe in orario (per uscita didattica, progetto o altro). In ogni caso tali insegnanti vengono utilizzati in tutto e per tutto in qualità di "tappabuchi": l'importante, per la dirigenza, è "coprire" i buchi in orario con personale di sorveglianza. Ma cosa facciano poi tali insegnanti nelle classi scoperte non è interesse della dirigenza, né primario né secondario: il tutto è demandato all'insegnante stesso, e per la dirigenza la faccenda si esaurisce nel non lasciare soli dei ragazzi minorenni, di cui risponderebbe direttamente la scuola. Se l'insegnante supplente temporaneo è anche insegnante della classe, la faccenda si risolve come se fosse un'ora normale di lezione, o di recupero o di approfondimento del programma fin qui svolto; ma se non è un insegnante della classe, tutto è lasciato alla pura improvvisazione: far svolgere compiti per l'ora successiva, chiedere ai ragazzi se non hanno capito qualcosa, far vedere film o documentari, escogitare giochi di gruppo di una qualche intelligenza... 

Considerata però la sistematicità endemica di un tale buco orario a disposizione di tutte le classi per tutto l'anno scolastico, e per ogni anno scolastico da qui a venire, si desidererebbe però una soluzione programmata e organizzata da parte della scuola.
Uno degli effetti più vistosi della burocratizzazione della scuola pubblica italiana degli ultimi anni è il moltiplicarsi esponenziale delle commissioni. Ce ne sono per tutti i gusti: dalla commissione gite alla commissione per l'alternanza scuola-lavoro, da quella contro il fumo a quella per l'inclusione, eccetera. Una prima soluzione potrebbe essere quella di costituire una nuova commissione per le supplenze brevi, a cui demandare l'organizzazione e la pianificazione delle attività da svolgere in caso di buco orario; oppure, qualora si decidesse sulla non opportunità di creare ancora nuove commissioni, si potrebbe includere tale iniziativa nella commissione - già esistente in tutte le scuole - per l'elaborazione dell'orario; ma forse la soluzione più pratica potrebbe essere quella di demandare il tutto ai singoli Dipartimenti disciplinari, con il vantaggio di dare loro un senso e farli lavorare veramente intorno a un tavolo collegiale, e con la possibilità di strutturare il quadro delle supplenze in base alle discipline specifiche, mediante la produzione e la messa a disposizione di materiale didattico (dispense, file, dvd) da utilizzare in maniera comune durante le ore di buco orario. 
Una siffatta organizzazione delle supplenze pianificata a monte avrebbe un enorme impatto didattico, e valorizzerebbe un tempo altrimenti destinato al nulla; la scuola che riuscisse nella realizzazione di tale piano formativo, peraltro, sarebbe davvero all'avanguardia e si porrebbe come capofila di una diversa - e rivoluzionaria - idea di scuola.
Ma con quali contenuti riempire il vuoto orario delle supplenze brevi? Si pongono due possibilità alternative, una delle quali già accennata: 1. approfondimenti e/o sviluppo delle discipline curricolari. Si tratterebbe di sfruttare il tempo a disposizione per realizzare approfondimenti o sviluppi ulteriori al programma di discipline già in studio da parte dei ragazzi, sulla base di materiale pre-organizzato e messo preventivamente a disposizione dell'insegnante supplente temporaneo, il quale dovrà quindi limitarsi a presentare il materiale e sulla base di questo a coordinare le attività di lavoro in classe. 2. approfondimenti e/o sviluppo di discipline non curricolari. Questa seconda opzione potrebbe configurarsi come il tratto più rivoluzionario del piano-supplenze, e potrebbe inoltre costituire il tratto distintivo e caratterizzante di una scuola, diversificando l'una dall'altra: ciascuna scuola, infatti, potrebbe mettere in essere discipline e/o tematiche differenti, dichiarate fin da subito nel Piano di Offerta Formativa (POF), sulla base del quale si attua la scelta della scuola da parte delle famiglie.
Due discipline non curricolari che potrebbero essere pienamente sfruttate nel piano-supplenze sono certamente il cinema e la musica, entrambe inspiegabilmente assenti dal piano formativo delle scuole italiane di ogni ordine e grado, se non in margine o a contorno di altre discipline (per progetti o altro). Ci si potrebbe orientare per la visione in classe di spezzoni di film particolarmente significativi da un punto di vista didattico e culturale in genere (LIM d'obbligo in tutte le classi), o meglio ancora - vista la sua particolare incidenza presso le nuovissime generazioni - orientarsi per la visione di singoli episodi di serie tv (modello Netflix), che hanno il doppio vantaggio di essere a tema (ossia si può scegliere un singolo episodio in base all'argomento trattato) e della durata limitata all'ora, perfetto quindi per l'ora di supplenza. Per quanto riguarda la musica invece, la presenza della LIM in classe dovrebbe bastare per un primo orientamento fra la storia della musica e i suoi generi principali (con ascolto di brani campione).
In ogni caso, e in qualunque direzione ci si decida di muoversi, lo scopo della scuola dovrebbe essere quello di recuperare alla didattica e alla formazione della persona ogni lasso di tempo a disposizione; e il buco orario costituito dalle supplenze brevi può essere in tal senso davvero una risorsa unica e preziosa.

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