sabato 7 gennaio 2017

Una scuola senza compiti per casa?


Nelle ultime settimane si è acceso molto il dibattito, in Italia e non solo, circa l'assegnazione dei compiti a scuola che - secondo molti - aggraverebbero eccessivamente la mole di lavoro per i ragazzi, senza peraltro risultati apprezzabili da un punto di vista didattico. La lettera aperta di un genitore a un insegnante (ma più in basso la simpatica replica dei social), che ha avuto molto risalto sui media, giustificava il figlio presso il docente, esonerandolo dai compiti assegnati, in nome di una presunta incompatibilità fra tempo per la scuola e tempo per la famiglia e i rapporti sociali: primum vivere, deinde philosophari, verrebbe da chiosare. Si sono addotti molti esempi di scuole all'avanguardia, soprattutto del nord Europa, in cui i compiti per casa sarebbero ridotti al minimo, se non aboliti del tutto; e anche da noi alcuni presidi hanno assunto pubblicamente una posizione in tal senso. Insomma la scuola del futuro, secondo questa visione, sarebbe senza i famigerati compiti a casa (o peggio, "per le vacanze").
Dalle parole ai fatti: Nasce a Torino la scuola senza compiti, né cartella, né voti, titola Repubblica in un articolo del 22 dicembre (giustappunto a ridosso dell'assegnazione dei compiti per le vacanze natalizie). La scuola in questione nasce come esperimento d'élite: scuola privata, ovviamente (7/8 mila euro l'anno il costo della retta); massimo 15-18 alunni a classe (un sogno per la scuola pubblica con le sue classi pollaio!); con orario 8-17, ma con "solo tre moduli di lezione da 80 minuti, intervallati da lunghe pause per mangiare e giocare". L'esperimento pedagogico nasce come scuola elementare, si chiamerà "La scuola possibile", e sorgerà all'interno del Basic Village, in via Foggia, con lo sponsor di grandi marchi (Robe di Kappa, Lavazza, ecc.). L'idea è di Laura Milani (da don Milani a Laura Milani, scherzi del destino!), direttrice dello IAAD (Istituto di Arti Applicate e Design).
"In questa nuova scuola non sarà necessario portare lo zaino, perché i materiali didattici saranno già negli spazi del Basic Village" [beati loro!]. "Del resto gli studenti non avranno bisogno di portare nulla a casa propria, perché non dovranno fare alcun esercizio: Oggi i compiti non sono per i bambini, sono per le famiglie che devono assistere i propri figli [...]. Il tempo libero, i weekend e le vacanze sono da rispettare e da impiegare in altre attività che fanno parte della scuola della vita" [sic!]: queste le parole testuali della direttrice. E ancora: "La scuola possibile non vuol più sentir parlare nemmeno di voti: La valutazione assume un'identità diversa: gli esami si trasformano in progetti, diventano momenti di verifica attiva, strumenti interpretativi per una relazione di cui sono autori tanto i bambini quanto gli adulti".
Al di là del merito dell'esperimento, su cui si può discutere, due sono gli elementi che stonano e francamente irritano ogni (serio) addetto ai lavori: 1) l'idea che la scuola-scuola (diciamo così) sia in conflitto con la scuola della vita, o comunque siano da considerare entità separate, come compartimenti stagni; mentre tutti oggi vedono o dovrebbero vedere che la prima è preparazione alla seconda. Non muri dunque servono, ma ponti di collegamento fra l'una e l'altra. 2) il rifiuto di ogni forma di valutazione è ingenuo e utopistico: realizzare progetti, fare qualcosa di attivo e di concreto al posto della solita solfa astratta dei compiti sul quaderno, è cosa buona e giusta: ma alla fine dei conti, i progetti -  tanto quanto la solfa astratta sul quaderno - vanno valutati, bisogna giudicarli, sporcandosi le mani. Uso l'espressione "sporcandosi le mani" perché oggi tutti sembrano aver paura di esprimere una valutazione, almeno nel mondo della scuola: perché invece nella vita le valutazioni le subiamo quotidianamente, tutti e nessuno escluso. A ben vedere questo rifiuto della valutazione si può leggere come una corsa al ribasso, all'appiattimento generale: non valutiamo nessuno, quindi tutti bravi, geni e asini (sì, perché nella scuola esistono ancora gli "asini", ma nessuno più vuole dirlo in nome del pol. cor.), tutti in un unico calderone. Ma la scuola, come la vita, deve avere il coraggio di valutare: non per condannare o bocciare o bastonare, ma semplicemente per premiare i meritevoli e incoraggiare chi è un gradino - o più - indietro. 
Insomma questo nuovo esperimento pedagogico, di nuovo ha ben poco: è la solita condanna di ogni forma di meritocrazia, che è il male atavico e secolare della scuola, soprattutto di quella italiana. "La scuola possibile", così concepita, insieme a chi chiede indiscriminatamente l'abolizione dei compiti per casa tout court, non è affatto un salto in avanti, ma un gigantesco salto indietro. Mani e piedi. 

Nessun commento:

Posta un commento