mercoledì 18 gennaio 2017

L'ennesima (contro)riforma degli Esami di maturità: una vergogna senza fine


Un ulteriore ritocchino al ribasso. Ecco come si annuncia l'ennesimo tentativo di riforma degli Esami di maturità 2017. Il criterio ispiratore è, come ho già avuto modo di scrivere altrove, la paura di selezionare, o semplicemente di valutare gli alunni: si pensa perciò che il modo migliore di aggirare l'ostacolo sia il non valutarli affatto. 
La proposta è la seguente: per essere ammessi a sostenere l'esame non è più richiesta la valutazione minima del 6 in tutte le discipline, ma basta semplicemente la media del 6. Tradotto in pratica: in un liceo basterà avere un 8 in condotta o in Educazione Fisica - che, com'è noto, non si nega a nessuno - per pareggiare un 4 in matematica o in inglese. Abolita poi la terza prova, tanto temuta dagli studenti, e perfino la tesina finale. Se poi passasse, come pare assodato da tempo, anche l'idea della commissione tutta interna con solo il presidente esterno, resta solo una parola per giudicare l'esame di maturità: una farsa. 
Oltre che sbagliata nel merito, una tale (contro)riforma è del tutto diseducativa. Attualmente un ragazzo con un 5 in matematica o in inglese è comunque motivato - sotto la minaccia della non ammissione all'esame - a tentare un qualche recupero della disciplina: del resto, diciamocelo in faccia, praticamente nessuno oggi non è ammesso all'esame per una sola insufficienza, e prova ne è che il superamento dell'esame è dell'ordine di oltre il 90%, sfiora il 95% la percentuale degli ammessi. Se passasse la riforma un ragazzo, col suo bravo 8 in educazione fisica, manderà tranquillamente al diavolo la matematica o l'inglese. 
In una situazione di crisi della scuola pubblica non c'è bisogno di questo ulteriore svilimento al ribasso, di questo aiutino - peraltro non richiesto - agli studenti. La scuola si potenzia, non si svilisce; il diploma di maturità, lo studio in sé, devono essere dei valori da conquistare, non un reddito minimo concesso indiscriminatamente a tutti, tanto per regalare un pezzo di carta. Nei paesi ex comunisti l'istruzione era obbligatoria fino ai gradi universitari: ma quelle lauree non valevano niente in Occidente, proprio perché erano dei pezzi di carta straccia. Verso una tale realtà stiamo (stanno) conducendo la scuola pubblica in Italia: il diploma è svuotato di ogni valore, se non legale (non ancora almeno), quantomeno pratico.
I social sono (simpaticamente) scatenati: "Con la nuova maturità anche la ministra dell'Istruzione potrà prendere il diploma" (Alberto Papini); "il diploma minimo garantito" (Vincenzo Ghezzi); "un popolo di ignoranti è più facile da governare" (Eleonora); "per evitare la fuga dei cervelli non ne sforniamo più" (MartaChiNoCosa). 
Purtroppo qui da ridere resta poco: il quadro è desolante, e terribilmente drammatico. E noi assistiamo impotenti a questo attacco quotidiano al diritto all'istruzione, portato avanti da una pletora di politici ignoranti, per un popolo ignorante. Una vergogna senza fine.

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