domenica 5 giugno 2016

Il dialogo necessario e il dovere della verità


Il vaticanista Aldo Maria Valli ha pubblicato sul suo sito un articolo, ripreso poi tal quale dal Foglio, molto pungente nei confronti di papa Francesco, riguardo soprattutto la sua azione pastorale nel mondo. In sintesi la questione, secondo Valli, è lo scontro fra due logiche: la logica dell'et et ("e..e"), tipica del cristiano a cui "piace integrare, includere, non ergere barriere", che induce all'inclusione e/o all'accoglienza dell'altro e del diverso; e la logica del non solum sed etiam ("non solo...ma anche"), tipica di Satana e del mondo, che, nel tentativo -apparentemente lodevole- di conciliare fra loro pensieri, persone, cose opposte e inconciliabili, si rivela invece una logica profondamente divisiva. Alcuni esempi chiariscono, a detta di Valli, tale situazione.

In Amoris laetitia (punto 308) si sostiene che "i pastori che propongono ai fedeli l'ideale pieno del Vangelo e la dottrina della Chiesa devono aiutarli ad assumere anche la logica della compassione verso le persone fragili e a evitare persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti". Si domanda allora Valli: "Dobbiamo dedurre che il modo più efficace per essere compassionevoli non è esattamente quello di proporre l'ideale pieno del Vangelo?" Stessa cosa nell'atteggiamento della questione della comunione ai risposati, secondo cui, a detta di Valli, non si assume una posizione chiara, ma si demanda la faccenda alla logica del caso per caso, "figlia a sua volta dell'etica della situazione. Mi devo considerare un peccatore? Sì ma anche no".
Ulteriori quattro esempi, attinti da atteggiamenti concreti di papa Francesco, sono i seguenti: 1. il papa visita una chiesa luterana a Roma, e gli viene chiesto se un cattolico e un luterano possano prendere insieme la comunione; il papa risponde a braccio che "no ma anche sì, bisogna vedere caso per caso, perché è un problema a cui ognuno deve rispondere". 2. il cardinale Schoenborn, nella sala stampa vaticana per la presentazione di Amoris laetitia, risponde che riguardo al problema della comunione ai risposati, il divieto di somministrarla non è revocato, ma in certi casi si può dare ("in pratica ha detto no, ma anche sì; sì, ma anche no"). 3. Durante un dialogo interreligioso, in presenza di un musulmano, un ebreo e un buddista, il papa sostiene che "le persone trovano Dio in modi diversi, e in questa moltitudine c'è una sola certezza per noi: siamo tutti figli di Dio". Chiosa Valli: "Chi eventualmente volesse avere un'altra certezza di un certo spessore (qual è la vera fede?) potrebbe arrivare alla conclusione che è la nostra, ma anche quella degli altri". 4. "Eminenti esponenti della curia romana ci dicono che la Chiesa, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, ha sì un unico Papa legittimo, però ha in effetti due successori di Pietro, entrambi viventi ed entrambi pienamente papi; si vede anche lì all'opera la logica del ma anche: abbiamo un papa, ma anche due".
Le conclusioni di Valli sono che "la Chiesa, in quanto cattolica, si rivolge a tutti e tutti accoglie: non seleziona a priori su base di censo o di conoscenza. Altrimenti sarebbe settaria, non cattolica. E fin qui siamo pieno nella logica dell'Et et. La logica del "ma anche" però è un'altra cosa. E' la pretesa di tenere uniti gli opposti o comunque qualcosa che insieme non ci può stare, o ci può stare solo a prezzo di forzature. Se l'et et unisce, il ma anche più che altro giustifica. Se l'et et rispetta la complessità e la riporta a unità, il ma anche cerca di superare la complessità attraverso qualche scorciatoia logica ed etica. Mentre l'et et punta alla verità, il ma anche si mette al servizio dell'utilità. Ecco che cosa c'è di male: che la Chiesa del ma anche sposa esattamente la logica del mondo, non quella del Vangelo di Gesù. E infatti riceve gli applausi del mondo. Ma noi sappiamo che questo non è un buon segno. Il cristiano, quando è coerente, è perseguitato dal mondo, non applaudito. Chi cerca la Verità con la V maiuscola non vuole scorciatoie e parole ambivalenti. Ha desiderio di indicazioni di senso. Essere uomini e donne dell'et et significa non essere ambigui e non lasciare spazio alla confusione. La logica dell'et et sfocia nell'inclusione, non nella confusione. Gesù campione dell'et et e non dell'aut aut, ha raccomandato che il nostro parlare sia Sì sì, no no. La confusione e la doppiezza sono specialità del diavolo, che in questo modo persegue il suo obiettivo: separare".
Sarò breve. In assoluto Valli ha perfettamente ragione; nella pratica molto meno. Verità e misericordia a volte possono confliggere, e il cristiano deve sapersi mantenere in precario equilibrio fra l'una e l'altra, come su un filo sospeso sull'abisso: il minimo movimento sbagliato provocherà la caduta nel baratro. Verità esige l'affermazione delle proprie ragioni a qualunque costo e di fronte a chiunque, senza remore o peli sulla lingua; misericordia vuole essenzialmente il perdono e l'accoglienza dell'altro. Le legittime prerogative dell'una non devono però essere a scapito dell'altra, ma entrambe devono agire su piani differenti e complementari. Per misericordia si può perdonare un assassino, ma verità e giustizia esigono comunque l'espiazione della pena. I farisei e il popolo di Israele avevano perfettamente ragione nel pretendere la lapidazione dell'adultera (Gv 8, 1-11), ma Gesù sposta la discussione dal piano della verità a quello della misericordia, con la promessa da parte della colpevole "di non peccare più". L'opera di misericordia di Gesù non cancella l'esigenza e l'obbligo della giustizia, ma in nome della misericordia, la accantona temporaneamente cercando di venire incontro al peccatore senza cancellare il peccato. 
L'opera pastorale di papa Bergoglio sembra esercitata soprattutto in direzione della misericordia, al punto da indire il Giubileo straordinario della Misericordia (bolla pontificia Misericordiae vultus dell'11 aprile 2015). La logica della compassione predicata da Bergoglio nei confronti delle persone fragili, si muove in questa prospettiva: esercitare il perdono e evitando "giudizi troppo duri e impazienti", non significa -come crede il Valli- non predicare la dura verità del Vangelo, ma semplicemente tener conto di chi ci sta di fronte, anche se peccatore, moderando i toni e i giudizi per accogliere l'altro, nonostante il suo peccato. 
Degli esempi presi dal Valli, quello relativo alla comunione ai risposati è il più fuori luogo di tutti: una presa di posizione netta, in questo caso, anche in nome della Verità dura e pura, non è possibile in nessun caso. Non si tratta infatti di un dogma o di una verità di fede, ma di una presa di posizione del magistero della Chiesa, frutto dei tempi e della storia. Come lo è il celibato dei sacerdoti. Di entrambi si è sempre discusso, e oggi più che mai, al punto che ci si può attendere in tempi brevi una risoluzione tanto in un senso quanto nell'altro. 
Senza fondamento, oltre che pretestuosa, è poi la polemica del Valli sull'unico o doppio papa: nessun successore di Pietro, prima di Ratzinger, aveva presentato le dimissioni dall'incarico. Si tratta quindi un unicum giuridico, che darà da fare ai canonisti per molto tempo prima di addivenire a una posizione ufficiale da parte della Chiesa romana. Almeno che Valli non sia fra coloro che sostengono l'illegittimità delle dette dimissioni; ma questa è un'altra faccenda.
L'argomento più serio del Valli mi sembra l'esempio numero tre: la professione di fede, della propria fede, è centrale in ogni religione (per es. costituisce il primo pilastro dell'Islam), è un obbligo irrinunciabile, e guai a chi dovesse rinnegarla ("Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio: così Gesù nel Vangelo di Luca 12, 8-9). Se quindi da parte del papa, o di qualunque altro prelato o cristiano, ci fosse davvero tale atteggiamento rinunciatario o anche soltanto tiepido nel "testimoniare la verità", ciò sarebbe senza dubbio molto grave. Ma francamente non vedo niente di tutto ciò nell'incontro interreligioso citato dal Valli. Nel quale, sia detto fra parentesi, non mi pare che c'entri nemmeno più di tanto la misericordia, ma soltanto la buona creanza e l'accortezza diplomatica. Ciascuno dei religiosi presenti, in cuor suo, sa o crede di possedere la Verità: ma sarebbe di cattivo gusto rinfacciare all'altro l'errore a brutto muso. E poi in che maniera? Accusarsi reciprocamente di essere nell'errore, non parlare né dialogare, questo sì sarebbe profondamente sbagliato, e significherebbe -di fatto- ritornare ai tempi delle Crociate, del muro contro muro. Tutti i protagonisti dell'incontro sono intimamente convinti di essere nel giusto, e lo sanno anche i partecipanti neutrali o il pubblico, né c'è bisogno di sbandierare pubblicamente proclami di parte: proprio perché l'incontro è un dialogo, è necessario accogliere l'altro e dialogare, rimarcando i ponti, ossia ciò che unisce, invece di ciò che divide. 
E il gesuita Bergoglio non si è inventato niente: "Io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe" (Mt 10, 16). Bianchi e immacolati come colombe, pronti a testimoniare la Verità dura e pura, e magari ad immolarsi sull'altare del sacrificio; ma insieme prudenti come serpenti: insomma candidi sì, ma fessi no.

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