giovedì 3 marzo 2016

L'eterno ciclo delle stagioni e le età dell'uomo


Frigora mitescunt Zephyris, ver proterit aestas,
interitura, simul
pomifer autumnus fruges effuderit, et mox
bruma recurrit iners.

Damna tamen celeres reparant caelestia lunae:
nos ubi decidimus
[...] pulvis et umbra sumus.

[I venti di primavera mitigano il freddo, l'estate, / che a sua volta morrà, travolge la primavera, / e non appena l'autunno produttore di frutti genera le messi, / subito ritorna il pigro inverno. / Tuttavia la luna alla svelta ripara i danni del cielo: / invece quando noi siamo caduti, / polvere ed ombra siamo].
Così Orazio in una celebre ode (IV, 7). L'eternità e la ciclicità della natura, nel moto perenne delle stagioni, è messa in relazione -con una profonda vena di malinconia- con la caducità della vita dell'uomo, il cui alternarsi delle stagioni della vita (la primavera della giovinezza, il vigore della maturità, la stanchezza del tramonto autunnale fino al gelo invernale della vecchiaia), si conclude inevitabilmente nel baratro della morte, a conclusione e suggello definitivo di un ciclo che mai più si ripeterà. Così anche Leopardi, nella splendida chiusa de Il tramonto della luna:

Voi, collinette e piagge,
caduto lo splendor che all'occidente
inargentava della notte il velo,
orfane ancor gran tempo
non resterete; che dall'altra parte
tosto vedrete il cielo
imbiancar novamente, e sorger l'alba:
alla qual poscia seguitando il sole,
e folgorando intorno
con sue fiamme possenti,
di lucidi torrenti
inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
giovinezza sparì, non si colora
d'altra luce giammai, né d'altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
che l'altre etadi oscura,
segno poser gli Dei la sepoltura.

Eppure non si può sfuggire, in taluni momenti della vita, alla gioia del ritorno della primavera nel mondo, che risveglia i sensi e dà -seppure per un attimo, per quanto caduco e passeggero- l'illusione del risveglio da un torpore che ci ha bloccati e inchiodati per tanto tempo a un destino freddo e inerte. Tale risveglio momentaneo si potrebbe definire, perché no, "petaloso": un risveglio che profuma di fiori e di rimpianti.

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