giovedì 8 novembre 2012

Il pensiero di Plotino fra idealismo e suggestioni cristiane


Malgré moi, l'infini me tourmente ("Mio malgrado, l'infinito mi tormenta"), così una bella espressione di Alfred de Musset (in L'Espoir en Dieu). Capita soltanto agli spiriti più sensibili di avvertire come dentro di sé una specie di tensione verso l'infinito, un desiderio -che è insieme un richiamo- a trascendere se stessi per rivolgersi a qualcosa di più alto, passando da una condizione esistenziale fragile e mortale ad una eterna e immortale; dal finito all'infinito, dal nulla al Tutto, dal non-senso al senso pieno. Si racconta che sul letto di morte Plotino abbia esortato i suoi discepoli affranti con queste parole: "Cercate di ricondurre il divino che è in noi al divino che è nell'universo": un'affermazione che riassume tutto il carico di tensione che l'uomo deve avere -e nutrire- per ascendere dall'umano al divino, dal finito all'infinito. Plotino parlava in particolare di nostalgia dell'unità: è come se l'uomo avvertisse se stesso come 'scisso' dall'Uno, e concepisse quindi la sua vita sulla terra come un 'esilio', nell'attesa -e nel desiderio- di ritornare alla sua vera 'patria', per ricongiungersi nuovamente con l'Uno. Un'idea questa comune con il cristianesimo, che proprio nel III secolo d.C. cessava di essere setta minoritaria avviandosi a divenire culto ufficiale dell'Impero: "Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna (...). Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste (...). Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore", così San Paolo (2 Corinzi 5, 1-2.6).
A differenza però del cristianesimo, che Plotino conosceva bene, il filosofo rifiuta l'idea del creazionismo: Dio non può aver creato direttamente il mondo, con un atto libero e volontario, e men che mai dal nulla (ex nihilo), altrimenti come si spiegherebbe il male nel mondo? Dio lo avrebbe piuttosto creato perfetto! L'idea poi di un atto di amore da parte di Dio nell'atto della creazione, fondamento ontologico del pensiero cristiano, è decisamente rifiutata da Plotino perché implicherebbe un Dio Persona (quello cristiano, appunto), che liberamente sceglie, vuole e ama; per Plotino invece, l'Uno è pura trascendenza, come a dire che fra l'uomo e Dio c'è un abisso, una totale e incommensurabile differenza: un'idea, questa, che influenzerà molto Agostino, e in generale il protestantesimo luterano, che è poi un'estremizzazione dell'agostinismo (Dio come "totalmente altro" -ganz Andere- dall'uomo, secondo la celebre definizione di Rudolf Otto). Dio, o meglio l'Uno, secondo Plotino crea -ma il verbo è già un errore in verbis- il mondo con un atto involontario e inconsapevole, come da una realtà sovrabbondante che genera automaticamente: come il sole che irradia luce, o come una rosa che esala il suo profumo, o ancora come l'acqua in un vaso eccessivamente colmo. Non creazione, dunque, ma emanazione: dall'Uno, per emanazione, discendono i molti (il mondo, l'uomo stesso), attraverso una serie di gradi intermedi (le ipostasi) che costituiscono una vera e propria gerarchia della realtà, fatta di enti dotati progressivamente di un minor grado di perfezione a seconda della lontananza dall'Uno; un processo quindi di degradazione. Dio non è pertanto Persona, ma è l'origine della realtà senza essere realtà a sua volta, è fonte dell'essere ma non a sua volta Essere.
Dato l'abisso incommensurabile fra Uno e molti, fra Dio e l'uomo, non può esserci contatto alcuno fra di essi: idee come l'incarnazione cristiana di Dio nella storia sono per Plotino pura follia; Dio è isolato e intangibile nella sua splendida solitudine. Nonostante ciò, in un certo senso anche per Plotino l'uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio: come infatti da uno stagno si generano onde al colpo di un sasso, così dall'Uno si generano le ipostasi, prime fra tutte lo Spirito e l'Anima; e ogni ipostasi porta in sé l'orma o la traccia di chi l'ha generata, ossia dell'Uno. I molti postulano l'Uno, il molteplice è apparente e postula un unico principio includente: insomma un rigido monismo. E' qui che Plotino, da suggestioni cristiane, sprofonda nell'idealismo estremo arrivando anche alla negazione dell'esistenza della materia: esiste la luce, non il buio, afferma il filosofo, buio che è soltanto assenza di luce; così esiste l'Anima, ma non la materia che è invece qualcosa di percepito e pervaso dall'Anima. L'Anima è perciò essere, la materia è non essere. La risposta all'esistenza del male Plotino la ricava dalla materia: il male è la materia, semplicemente cioè privazione del Bene (ossia dell'Uno), e non deriva pertanto da Dio, anzi è una conseguenza della sua assenza. L'Anima, imprigionata nella materia, si contamina con il male, e pertanto aspira al ritorno verso l'Uno, che è puro Bene. L'uomo però è libero, e può scegliere se rimanere invischiato nella materia e nella materialità, annullando il divino dentro di sé e livellando il suo stato a quello degli esseri bruti; ovvero rispondere al richiamo della nostalgia che lo spinge verso l'Uno, allontanando la propria corporeità con i suoi 'vincoli', e tentando di iniziare un percorso di ritorno all'Uno attraverso tre vie. Un primo livello di ascesi è la sobrietà, che consiste nel vivere nel mondo senza lasciarsi dominare dal mondo; mentre le vie vere e proprie sono, come detto, tre: il Bello, il Bene e il Vero. Il Bello presuppone da parte dell'uomo il coltivare l'amore e lo studio per l'arte che possono elevare il suo animo, facendogli intuire, dietro il Bello della materia, il Bello superiore che lo ha generato: il Bello per definizione quindi, va oltre la materia e tende all'immaterialità; per questo secondo il filosofo la musica è superiore alle altre arti, proprio perché è la più distaccata dalla fisicità della materia. Il Buono prevede invece la pratica delle virtù, civili e politiche, e dell'amore; mentre il Vero presuppone la contemplazione dell'Uno, che a sua volta sfocia nell'estasi, che è abbandono totale della corporeità e immedesimazione con l'Uno. 
Il pensiero di Plotino si conclude pertanto in un cerchio, simbolo della perfezione raggiunta, articolato in tre tappe: dalla permanenza (ossia lo stato di perfetta immobilità dell'Uno, fuori dal tempo e dallo spazio), alla processione (il percorso dall'Uno ai molti), fino alla conversione (il ritorno dai molti all'Uno). La filosofia di Plotino si configura quindi come una sorta di percorso iniziatico di ascesi e di elevazione spirituale che dovrebbe condurre l'uomo a liberarsi dalle sue scorie materiali che lo rendono prigioniero del corpo ("Io mi vergogno di possedere un corpo", si racconta abbia detto un giorno), per potersi ricongiungere finalmente con l'Uno e ritornare così dalla terra (transeunte e finita) alla sua Patria celeste (eterna e infinita): "La vita vera è solo lassù, poiché la vita dell'oggi, che è vita senza Dio, è solo un'orma di vita... La vita lassù genera bellezza, genera giustizia, genera virtù" (Enneadi VI, 9, 9).

2 commenti:

  1. Mi scusi, ma non posso che dissentire profondamente con quanto scrive. Se la prima parte del suo discorso risulta tutto sommato accettabile, c'è tutta una buona seconda metà che è imprecisa, inesatta e fuorviante. Credo che Plotino non sia affatto un filosofo da prendere sottogamba e da appiattire a un banale misticismo, né tantomeno si può operare una simile semplificazione per questioni controverse e importanti come la processione e il ritorno all'Uno, nonché lo statuto ontologico della materia. Infine, no, non è così semplice e immediato affermare che Plotino è un idealista (che intende poi lei, per idealista?) e la sua filosofia un rigido monismo.
    Cordialmente,
    Laura

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  2. Cara Laura, grazie innanzitutto per il contributo critico.
    Il post non aspira ad essere una presentazione di Plotino, che è filosofo che nessuno -e io per prima- dovrebbe prendere sottogamba: Marcello Veneziani addirittura arriva ad battezzare Plotino "l'autore universale", grande classico di sintesi fra classicità e cristianesimo (l'articolo è qui: http://www.ilgiornale.it/news/cultura/vuoi-leggere-solo-autore-che-sia-luniversale-plotino-910383.html). Il mio post è una lettura personale di Plotino (essendo il blog non un blog di filosofia ma un blog personale), e di Plotino a me affascina soprattutto il "misticismo", come dice lei, ossia i punti di vicinanza con il pensiero cristiano (anche alla luce della rilettura medievale del filosofo). Sull'idealismo di Plotino cito verbatim Giovanni Reale, "L'Uno e le sue proprietà" pubblicato sul Sole24 ore ma che può trovare sul web qui: http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/000521m.htm. Scrive Reale: "Nell'impostare e risolvere questo problema "perché l'Uno è ed è quello che è", Plotino compie un notevole salto di qualità, giungendo ad altezze tali che solo nel moderno idealismo trovano l'eguale. L'Uno è libertà assoluta. Tutte le cose, infatti, sono libere in quanto e nella misura in cui vogliono il Bene; ma l'Uno, che è il Bene in sé, è libertà assoluta in quanto non ha bisogno di altro, e, quindi, è e permane in se stesso. L'Uno come Bene, dice Plotino, è creatore di se medesimo, è attività autoponentesi (è "autoctisi", per dirla con espressione che useranno gli Idealisti, ma perfettamente plotiniana nel suo significato)". Da ultimo le segnalo un contributo su Plotino e l'idealismo di Chiaradonna che sintetizza cosa è suscettibile di idealismo e in che senso nelle posizioni di Plotino (lo trova qui: http://www.academia.edu/1786546/Plotino_su_pensiero_estensione_e_percezione_sensibile_Un_dualismo_cartesiano_._In_R._Chiaradonna_Il_Platonismo_e_le_scienze_Carocci_Roma_2012); e il volume di Luigi Pelloux, "L'Assoluto nella dottrina di Plotino", Milano, Vita e Pensiero 1994, il cui capitolo III è dedicato al "Metodo di Plotino e l'Idealismo" (trova un estratto qui: http://books.google.it/books?id=ebHFOokYDQoC&pg=PA52&dq=luigi+pelloux+metodo+plotino+idealismo&hl=it&sa=X&ei=bmB-UYOPFILo4QS5roHgDw&ved=0CDcQ6AEwAA#v=onepage&q=luigi%20pelloux%20metodo%20plotino%20idealismo&f=false).
    Molti saluti
    Eugenio

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