martedì 25 settembre 2012

"Il rosso e il blu" di Giuseppe Piccioni (Italia, 2012)

Locandina Il rosso e il blu

Riccardo Scamarcio prof di italiano in un liceo della capitale? La cosa fa certamente sorridere: oltre all'improbabilità in sé della cosa, è lo stesso attore pugliese a ironizzare sulla sua versione intellettuale, dichiarando in un'intervista ufficiale di essere stato a scuola "un vero disastro". Detto questo, da Nietzsche a Gadamer, la filosofia dell Novecento ha riconosciuto un certo valore epistemologico al pregiudizio (contro tutta la tradizione illuministica), sicché, armato dei miei bravi pregiudizi, sono andato a vedere il film con un gruppo di prof... con risultati sorprendenti (se non altro per me).
Il film ruota principalmente intorno a tre personaggi e alle loro tre (differenti) storie: la preside del liceo Giuliana (Margherita Buy), il disilluso prof di storia dell'arte Fiorito (Roberto Herlitzka) e ovviamente lui, la star pugliese Riccardo Scamarcio alias professor Prezioso (nomen omen dicevano i filosofi medievali). La preside è al centro di una vicenda che vede l'abbandono da parte di una madre immatura (che non cucina e nemmeno fa la spesa perché non ne è capace...) del figlio adolescente (Brugnoli, l'attore Davide Giordano), il quale finirà così per aggrapparsi alla sua preside quasi vedendo in lei quella figura materna che non ha mai potuto avere. Se la linea psicologica -per così dire- è evidente nel ragazzo, interessante è invece assistere all'evoluzione della donna, non-mamma per scelta (da lei stessa dichiarata al ragazzo nel finale in un momento di intensa partecipazione emotiva quando fra i due sono cadute le barriere). La figura del professor Fiorito, invece, merita un solo aggettivo: "geniale". Con un solo neo, in verità: personalmente l'avrei visto più come docente di filosofia, i quali (lo dico con una certa esperienza) sono intrinsecamente dotati di quello spirito caustico che fa loro sovente avere uno sguardo disilluso e disincantato sul mondo; laddove i docenti di storia dell'arte -non me ne vogliano- sono decisamente più estrosi e pieni di quel brio da artista che fa loro assumere un atteggiamento tutto sommato positivo nei confronti della vita. Insomma l'apollineo della ragione contro il dionisiaco dell'arte. E nel film Fiorito è decisamente apollineo, di una razionalità lucida, fredda e distaccata.

E ora siamo alle note dolenti, ossia ai miei pregiudizi di partenza smentiti dall'agilità narrativa del film nel suo complesso ma confermati per quanto riguarda lui, l'improponibile professor Scamarcio... Ora al di là dell'attore, la cui bravura e professionalità non discuto, è il personaggio del professor Prezioso che non convince. Fra i tre è decisamente il meno riuscito, e anche la storia che lo riguarda (con la studentessa Angela Mordini, al secolo Silvia D'Amico) non sembra particolarmente pregna di significato. Il prof Prezioso vorrebbe "rottamare" la vecchia scuola, appassionare i ragazzi, ma le poche scene che nel film lo vedono all'opera in classe lo immortalano a far leggere in classe (ai ragazzi poi...) versi su versi delle Ricordanze leopardiane come un qualsiasi docente della vecchia guardia; praticamente da solo fa condannare la Mordini alla bocciatura, giudicandola bugiarda e inaffidabile, per poi scoprire che la poveraccia aveva detto la verità, facendo così la figura dell'allocco, precipitoso e un po' arrogante (l'impressione infatti è quella di una vendetta personale, da chi si sente punto sul vivo e raggirato). Il bacio finale poi della studentessa nei suoi confronti, più che dettato dalla cornice narrativa, sembra un atto di omaggio supino al bello e impossibile Riccardo Scamarcio. All'uomo non al personaggio. Puramente gratuito.
Ma la cosa più interessante del film è la visione della scuola e la funzione sociale che ne traspare. Lo stanco professor Fiorito, tentato di suicidarsi, riscatta la sua vita quando una sua ex allieva irrompe nella sua routine con una telefonata: la ragazza, riempita a suo tempo di insulti dal professore -che del resto fa così con tutti- e considerata da lui la peggiore della classe, riconosce tuttavia il suo debito nei confronti dell'arcigno docente; come a dire che, talvolta, volenti o nolenti, le figure degli insegnanti esercitano un'influenza decisiva sugli animi dei ragazzi, nel bene e nel male (quest'ultima si focalizza nell'immagine dell'ex allievo arrestato in diretta TV che urla il nome del professor Fiorito). La preside Giuliana rimprovera l'inesperto Prezioso, invitandolo a moderare il suo interesse nei confronti della Mordini, in nome della distinzione fra un dentro e un fuori la scuola, con la scuola che, nell'ultimo caso, non può né deve interessarsi; ma ecco che il suo coinvolgimento con lo studente Brugnoli la scuote nelle sue granitiche certezze, toccandola nel vivo, a dimostrazione che una tale distinzione non è fattibile né -in definitiva- auspicabile. La scuola non può rimanere indifferente al vissuto dei ragazzi, pena la sua irrilevanza sociale negli aerei confini di una turris eburnea fuori dal mondo e dalla storia. Così come si vede nel film da un'altra vicenda, quella dello studente rumeno Adam, secchione della classe e pupillo dei suoi genitori che vedono nel successo scolastico del figlio una possibilità di riscatto sociale.
Insomma il film non vincerà presumibilmente nessun Oscar: ha i toni leggeri della commedia, ma è un film con una precisa visione del mondo, quella in cui la scuola ha o può avere una funzione sociale portante. Il che mi pare un messaggio da condividere, soprattutto in questi tempi bui.

Voto (in decimi): 7,5      

Voto (in stelline)

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