domenica 9 settembre 2012

La morte come limite ultimo dell'uomo

Trionfo della Morte (Palermo, Palazzo Sclafani)

Est modus in rebus,sunt certi denique fines 
quos ultra citraque nequit consistere rectum.
[C'è una misura in tutto, ci sono limiti certi
al di là e al di qua dei quali non può sussistere il giusto]
                                                 (Orazio, Satire I 1, 106-107)

L'uomo è per definizione un essere limitato, ed è questo che ontologicamente lo distingue da Dio. Tutti i saggi antichi, dai tragici greci ai poeti (come nell'esempio Orazio) riconoscono nell'uomo questo limite che lo inchioda a una realtà ineluttabile in quanto non modificabile. Il riconoscimento di tale limite è, da un punto di vista religioso, presa di coscienza di una realtà superiore che travalica l'uomo; mentre da un punto di vista pratico è semplicemente presa d'atto dettata da buon senso. Tale limite, connaturato quindi intimamente e inestricabilmente all'essere homo, non può essere trasceso, per definizione. L'uomo saggio accetta il suo limite naturale e lo accetta. Lo sciocco invece, o il folle, parla di emancipazione, laddove tale pretesa non ha luogo di essere, e vaneggia di superare i limiti imposti all'uomo, in un'assurda quanto improponibile lotta dell'uomo contro la realtà.
Tali spiriti ingenuamente progressisti credono che l'uomo e la sua tecnica potranno un giorno superare tali limiti naturali, arrivando addirittura a postulare un'equiparazione fra l'uomo e Dio: l'uomo cioè che si sostituisce a Dio; si pensi ad esempio ai recenti tentativi della genetica, dalla clonazione alla creazione in laboratorio di cellule artificiali. Un giorno forse l'uomo potrà sconfiggere malattie, oggi letali, magari potrà vivere più a lungo: ma è ovvio che non arriverà mai a sconfiggere la morte. La morte è il limite ultimo dell'uomo che, per quanto egli si affanni, non riuscirà mai a trascendere. L'eternità è nel cuore dell'uomo, ma non nel suo corpo destinato alla tomba. E' un desiderio a cui l'uomo anela destinato a restare tale. L'uomo è mortale, per definizione. E lo rimarrà, nonostante Craig Venter e la sua équipe di sognatori da laboratorio. La morte glielo rinfaccia ogni giorno. La morte ineludibile è la prova che l'uomo ha un limite invalicabile impostogli da altri; la morte proclama a gran voce che l'uomo non è Dio.

Nessun commento:

Posta un commento