martedì 7 agosto 2012

Le ferite che non si rimarginano


Il notissimo marciatore Alex Schwazer, dopo un controllo a sorpresa effettuato dalla WADA (l'agenzia mondiale antidoping) il 30 luglio a Oberstdorf in Germania (residenza della fidanzata Carolina Kostner), è risultato positivo all'EPO (eritropoietina), con il risultato della sospensione immediata dell'atleta dai giochi olimpici, peraltro da lui già vinti (medaglia d'oro) nella precedente edizione di Pechino 2008. Fino ad oggi volto pulito dell'atletica, quello del carabiniere altoatesino Schwazer era anche l'emblema della popolazione di lingua tedesca che si sentiva finalmente anche italiana (memorabile la sua sfilata a Pechino avvolto nel tricolore), e la sua rovinosa caduta rappresenta una ferita difficilmente rimarginabile nella storia dello sport italiano.
A ciò si aggiunga che colpisce al cuore le Olimpiadi, la cui storia è piena di episodi leggendari: a partire dall'invenzione della maratona, nata quando, nel 490 a.C., il famoso generale ateniese Milziade incaricò il soldato Fidippide (o Filippide), famoso fra i suoi come grande corridore, di portare in patria la notizia dell'avvenuta vittoria contro i persiani nella pianura di Maratona, la quale distava da Atene circa 42 chilometri. La storia narra che Fidippide, pur di recare ai suoi compatrioti la lieta novella, percorse tutto d'un fiato il tragitto senza mai fermarsi e, dopo aver annunciato agli ateniesi la sola parola Νενικήκαμεν (Nenikèkamen, 'abbiamo vinto'), crollò al suolo e morì per lo sforzo compiuto (o, secondo altri, per il caldo eccessivo).
Statua di Fidippide lungo la strada di Maratona
Quella stessa maratona che vide correre proprio a Londra nel 1908 il leggendario Dorando Pietri, la cui impresa commosse tutto il mondo: balzato in testa alla corsa la condusse fino agli ultimi due chilometri, quando, per la stanchezza e il caldo con relativa disidratazione (non era allora permesso agli atleti di usare beveraggi o dolci di qualunque tipo, a differenza di oggi), dapprima sbagliò strada, e poi negli ultimi 200 metri finali iniziò una personale via crucis che lo portò più volte a cadere a terra e a rialzarsi, aiutato dai giudici di gara e da un medico, finché tagliò il traguardo per accasciarsi stremato sulla barella. Vinse, ma per tali aiuti fu squalificato. Tuttavia la regina Alessandra volle ugualmente fargli dono di una coppa d'argento dorato in tutto simile a quella del vincitore; e sir Arthur Conan Doyle (sì, proprio lui, l'inventore di Sherlock Holmes) che alla maratona assisté da giornalista, profondamente colpito dall'episodio, lanciò una petizione pubblica dalle pagine del Daily Mail ("la grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici", scrisse) con cui raccolse 300 sterline da consegnare a Dorando per permettergli la realizzazione di un suo sogno: l'apertura di una panetteria.  
L'arrivo di Dorando Pietri a Londra
E già... perché un tempo, come nell'originaria tradizione olimpica, ai vincitori andava la gloria e poco più (una corona d'alloro o una coppa o una medaglia; addirittura nelle gare ciclistiche prodotti alimentari: pasta, prosciutti, forme di formaggio), e gli atleti rimanevano in fondo dei dilettanti poveracci (Dorando Pietri, per esempio, dopo il ritiro dall'attività agonistica, prima si aprì un albergo, poi un'autorimessa). Oggi invece fra sponsor, contratti TV, ingaggi e cachè delle Federazioni gli atleti, che sono tutti professionisti, sono fra i ricchi del pianeta, dei privilegiati, col risultato di essere sottoposti a delle pressioni incredibili, che spesso creano dei viziati (soprattutto vista la giovane età media).
A maggior ragione si fanno fatica a capire, da parte del pubblico appassionato, le frodi del doping o lo scandalo scommesse del calcio: un circolo vizioso mediatico che si autoalimenta. Fintanto che lo sport non tenderà a riacquistare la purezza perduta non sarà sport, ma sport inquinato alle radici, tutto business e corruzione, come ha anche ammesso di recente un grande calciatore. E nel mondo dello sport, soprattutto da parte degli appassionati veri, certe ferite non si rimarginano: fu così per Marco Pantani dopo Madonna di Campiglio; così probabilmente sarà -è da credere- per il caso Alex Schwazer.

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