sabato 25 agosto 2012

"In Time" di Andrew Niccol (USA 2011)

Locandina italiana In Time

Metto subito le mani avanti: l'idea sviluppata dal film è buona ma la sua realizzazione pratica non mi pare altrettanto, e il tutto alla fine, fra inseguimenti, sparatorie e colpi di teatro, si risolve -ahimè- nel classico "polpettone" americano. L'idea buona è quella di fare un film sul valore del tempo, valore che di per sé oggi (nella società capitalistica) assume un'importanza fondamentale, ma che nell'immaginaria società del futuro ipotizzata da Andrew Niccol  arriva addirittura a rimpiazzare il denaro (del resto "il tempo è denaro" sentenziavano i miei cari antichi).
In un'epoca imprecisata del futuro la società è bipartita fra una casta di ricchi (ora si vedrà in che senso) e una di poveracci costretti a vivere alla giornata. I "dominati" possono vivere al massimo 25 anni: tutti infatti sono provvisti di un orologio biologico -ben visibile con i suoi caratteri digitali impressi sul polso di ognuno- che fin dalla nascita regola geneticamente l'età di vita a disposizione; al raggiungimento del venticinquesimo compleanno l'orologio biologico si azzera e inizia un inquietante conto alla rovescia della durata di un anno, l'ultimo a disposizione prima della morte per collasso interno. Ciascuno al massimo può prolungare la sua vita se riesce nell'impresa di ottenere (o rubare) tempo, in qualsiasi modo. I ricchi invece sono i privilegiati che vivono in una zona a parte della città, isolata da cinte di mura e passaggi sorvegliati, avendo ciascuno a disposizione migliaia di anni singolarmente. Il sistema però entrerà in crisi grazie al giovane Will Salas (Justin Timberlake) che dopo aver fatto innamorare di sé la bella Sylvia Weis (Amanda Seyfried), figlia di un ricchissimo "banchiere del tempo", darà vita a una spericolata coppia di novelli Bonnie e Cliyde che in nome della giustizia sociale ruberanno -tempo- ai ricchi per darlo ai poveri.

Insomma il film vuole essere una sorta di parabola: sull'uso e sul valore del tempo, come già detto, e sul rischio che il futuro riservi per la società una qualche forma di tirannide sociale dei ricchi e dei potenti contro i più deboli; in quest'ultimo senso il protagonista Will Salas assume agli occhi del regista i contorni di un Robin Hood del futuro. Senonché la parabola in questione appare senz'altro forzata: la storia manca totalmente di realismo e quindi di intrinseca credibilità. Lo scenario -decisamente inquietante- che adombra il film è quello di un futuro in cui l'uomo è diventato Dio: come definire altrimenti chi ha il potere di decidere fin dalla nascita di un individuo il numero di anni che esso avrà a disposizione? L'uomo che ha il controllo della vita e della morte, la cui barriera è il limite invalicabile e ultimo che lo distingue da Dio.
Io -detto francamente- non credo affatto in simile possibilità: Dio, per dirla con certi filosofi protestanti, è der Ganze Andere ('il Totalmente Altro') rispetto all'uomo, e -per quello che ne so- ce n'è uno solo che sia riuscito a non morire, risuscitando e sedendo alla destra del Padre. Il limite del film mi pare che consista proprio in questa assunzione di principio né credibile né d'altronde argomentata: non c'è, per esempio, nessun riferimento o spiegazione su come possa essere possibile impiantare un orologio biologico sotto la pelle di qualcuno, come si possa spegnere e il poveraccio di turno essere stroncato da un colpo apoplettico, o ancora su come sia possibile accumulare tempo e trasferirlo all'orologio medesimo con un semplice contatto con il polso... Mi si obietterà forse che sono eccessivamente razionalista, che si tratta pur sempre di un film, di un parto dell'immaginazione: ma quando si avanzano pretese filosofiche di tale portata metafisica mi si consenta di pretendere non il vero, ma quantomeno il verosimile. Dal '68 in poi ne abbiamo fin troppe piene le scatole dell'"Immaginazione al potere"... lasciamola ai filosofi del postmoderno e ai suoi ammiratori relativisti e nichilisti che oggi riempiono le piazze (e le sale cinematografiche).


Voto (in decimi): 5 (= mediocre)  
a guardarlo il tempo vi scorre e non vi annoiate, ma alla fine vi resta poco....
                                      o meglio: vi resta il classico "pugno di mosche".             


Voto (in stelline)      
           

2 commenti:

  1. Caro Eugenio trovo il suo commento davvero superfluo. E chiaro a tutti che il film concentra la sua forza su una metafora della vita moderna fatta da un genio a mio modo di vedere. Certo è tutto un po spinto all estremità ma anche la realtà è molto estrema, molto più di quello lei immagina. Trovo che questo film possa far aprire gli occhi a molta gente se visto nella maniera corretta, decisamente trovo la sua maniera poco corretta. Se quello che ha visto lei e un film di fantascienza pensa che ci abbia capito ben poco.

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  2. Forse io il film lo sottovaluto, ma decisamente lei lo sopravvaluta... Forse la verità è nel mezzo. Di certo io non pretendo di possederla. Saluti e grazie per il contributo

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