venerdì 20 luglio 2012

Raduno degli intellettuali di destra al monastero di Valle dell'Acqua (AP)


Domenica 14 luglio nella suggestiva cornice dell'antico monastero camaldolense di Valle dell'Acqua (Ascoli Piceno), Marcello Veneziani ha chiamato all'appello gli intellettuali che si riconoscono nell'area politica della destra, per discutere circa le prospettive immediate di un progetto politico da presentare nelle prossime elezioni politiche della primavera 2013 (si spera). Il convegno in questione rientra nell'ambito del cosiddetto Progetto Itaca sviluppato da Renato Besana e da Veneziani (dalle pagine de Il Secolo d'Italia del 5 giugno) per creare un soggetto "del dopo Berlusconi e del dopo Fini". Tolti i pochi fortunati che hanno potuto partecipare al convegno -volutamente organizzato in sordina e in un luogo lontano dai riflettori-, è stato fatto il punto sullo stato dei lavori da qualche articolo sulla carta stampata, da qualche resoconto sul web, e soprattutto dallo stesso Veneziani, prima con un articolo di sua penna apparso su Il Giornale di sabato 14 luglio (dal titolo assai significativo di Quattro gatti vagabondi da Ascoli alla destra); e poi con un'intervista ufficiale rilasciata martedì 17 luglio al giornalista di Libero Francesco Borgonovo. Fra i partecipanti al convegno spiccavano Renato Besana, Fabio Torriero, Pietrangelo Buttafuoco e il regista Pasquale Squitieri, che dall'alto dei suoi quasi 75 anni ha però preferito abbandonare in polemica i lavori quando qualcuno gli ha fatto umilmente notare che per dare un segnale di rinnovamento da parte della politica bisognerebbe presentare facce nuove e di giovani rampanti. In verità l'unico grande assente, in polemica, è stato Franco Cardini, dal quale non mancano critiche al progetto in nome di una disillusione fra il nostalgico e l'elegiaco resa nota in manifesto pubblico d'addio.
La proposta di Veneziani è quella di mettere insieme le diverse anime della destra (dagli ex An nel Pdl, a Fli e alla Destra di Storace) per tentare di occupare lo spazio politico che si è aperto dopo l'implosione del berlusconismo, la crisi della leadership di Gianfranco Fini e lo sbando della Lega al Nord; un progetto nuovo, che quindi si lascia alle spalle le esperienze dell'Msi e di An, per ricreare i quali oggi "mancano le condizioni"; fra le nuove forze del panoramo italiano cui guardare Veneziani cita il gruppo di Casa Pound, il movimento dei "Patrioti" di Vittorio Pesato ed Elena Donazzan, gli "Azzeratori" di Giorgia Meloni, il gruppo "Fuori" di Galeazzo Bignami, "RinascItalia" di Elisabetta Foschi; mentre all'estero si guarda a David Cameron e a Marine Le Pen.  
Perché "Itaca"? "Itaca vuol dire ritrovare l'origine, liberarsi dai Proci, ripartire per il viaggio dantesco", scrive Veneziani. Quali in concreto le proposte del nuovo movimento? Veneziani spiega che bisogna ritornare "ai grandi temi della destra", e in particolare a quello della sovranità ("politica, monetaria e internazionale") contro il dispotismo del mercato mondializzato, che poi significa ribadire il primato della politica sull'economia; poi ecco una definizione tipicamente di Veneziani: bisogna fondare un "partito della tradizione", ma per far ciò bisogna ripartire dai giovani e dalle donne, dai soggetti cioè finora esclusi dal fare politica in Italia. Il messaggio di Veneziani è quindi il perseguimento di quella "rivoluzione conservatrice" in Italia, conservatrice sul piano dei principi, ma rivoluzionaria sul piano sociale e dell'innovazione pubblica. Il tutto scandito da un programma di non più di dieci punti, all'insegna della selezione politica, della meritocrazia e del patriottismo, e le cui parole d'ordine siano "identità e comunità". Bisogna quindi, secondo Veneziani, "andare oltre" Berlusconi e Fini, la cui "parabola di leader è finita", e che pertanto "costituiscono inevitabilmente un ciclo concluso". La scelta di Berlusconi di un ritorno alle origini di Forza Italia è un'ipotesi suicida a cui non credono nemmeno i più stretti seguaci del Cavaliere; d'altro canto Fini e Fli sono troppo dipendenti dalle scelte di Casini, il quale, con la sua proposta di alleanza (ma si legga pure "inciucio") con i progressisti del PD compie senza dubbio una scelta autolesionistica: non dubitiamo che la scelta di Casini sia stata dettata dalla netta opposizione a un Berlusconi giudicato (correttamente) una zavorra da cui prendere le distanze; ma la scelta di allearsi con la sinistra è folle, soprattutto se -come pare confermato- Monti non si ricandiderà alle politiche, e Casini e Fini allora per gioco-forza dovranno appoggiare ufficialmente la candidatura di un Bersani a Palazzo Chigi.
Quale assurdo monstrum politico si profili in tale scelta è ben chiaro agli occhi degli stessi Casini e Fini (quest'ultimo poi si troverebbe catapultato dall'Msi ai neo-comunisti, con somma irrisione già di tanti...), che infatti oggi si trovano nella funambolica situazione di non poter dire apertamente di appoggiare Bersani come premier, ma solo Monti, o tutt'al più -ed è qui l'inganno- sostengono l'approvazione di una legge elettorale che non obblighi alla dichiarazione ufficiale delle coalizioni e dei candidati premier, così da non dover dichiarare prima di appoggiare Bersani (che gran parte degli elettori dell'UDC, e quasi tutti quelli di Fli non voterebbero mai), per poterlo fare dopo, all'indomani del risultato elettorale, nel segreto delle stanze dei bottoni.
Un moderno partito di centro-destra, è mia ferma opinione, è costituzionalmente alternativo alle sinistre: Fini e Casini nello stesso governo politico con Bersani, Vendola e magari Di Pietro, è un'accozzaglia innaturale senza capo né coda, fatta per meri fini elettorali (Bersani è il cavallo vincente). Ma a questo punto, ed è questo il consiglio per Fini e per gli amici di Fli, molto meglio aspettare le mosse di Montezemolo, o quelle recentissime dichiarate da Oscar Giannino: ma che sia un'alleanza alternativa alla sinistra. E' questa, mi pare, la strada che dovrebbe seguire anche il nuovo Progetto Itaca di Veneziani. Se è vero infatti che come "non volevamo morire democristiani, così non ci piace nemmeno finire grillini o montezemoliani" (parole di Veneziani); io ci aggiungerei: "per un conservatore è meglio finire montezemoliani, che bersaniani, o vendoliani, o peggio ancora, dipietristi"...

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