sabato 9 giugno 2012

Presentazione di Italia Futura nella provincia di Cuneo



Si è tenuta giovedì sera 7 giugno ad Alba, al Circolo Culturale "San Giuseppe", la prima presentazione ufficiale di Italia Futura nella provincia di Cuneo. Presenziavano all'incontro il Presidente di Italia Futura per il Piemonte, Cinzia Pecchio; il Direttore Mariano Rabino; il nuovo (e primo) responsabile di Italia Futura su Alba Pietro Ramunno, e l'onorevole Gianluca Susta, attualmente parlamentare europeo del PD.
La Pecchio ha esordito sottolineando come scopo precipuo di Italia Futura sia cambiare il metodo dell'approccio politico, senza pretendere di voler cambiare radicalmente temi e programmi: "Non ci può essere niente di veramente nuovo", queste le sue parole testuali, "di nuovo c'è solo il metodo", basato sull'onestà, la serietà e la trasparenza. In giorni come questi in cui il radicalismo di Grillo trionfa, le parole della Pecchio non possono non destare qualche perplessità: sono davvero sicuri gli amici di Italia Futura che basterà rispolverare qua e là senza veramente intaccare il quadro della classe dirigente? Siamo davvero sicuri che i cittadini non siano invece stanchi delle solite facce e pretendano anche uno svecchiamento della classe politica, aprendo in particolare ai giovani e a quanti, in generale, sono meno compromessi con la vecchia classe dirigente? Se è davvero così -come io credo fermamente-, la figura giovane e pulita di un Pietro Ramunno su Alba non potrà che far bene al movimento; la stessa Pecchio, con un'esperienza alle spalle nel mondo imprenditoriale, lontana da ogni precedente esperienza politica, può essere un buon viatico... non così però l'onorevole Susta, che invece ha una lunga carriera politica, dalla DC alla Margherita fino al PD. Mi si obbietterà che bisognerà pure cominciare da qualche parte, che non è possibile azzerare tutto: ma Grillo sta facendo questo, e questo agli italiani sembra piacere, se no non lo voterebbero in massa.
Nella serata di giovedì la presenza di Ramunno è stata discreta, mentre la Pecchio ha ammesso lei stessa la sua difficoltà nel relazionarsi a un pubblico; non così l'onorevole Susta che ha dato fiato alle trombe ed era pienamente a suo agio nel giostrarsi le domande e nel dominare la scena: tutto nel più puro stile oratorio da Prima Repubblica (l'onorevole, per inciso, è avvocato...).
Pietro Ramunno ha rimarcato il fatto che Italia Futura non si colloca né a destra né a sinistra né al centro dello schieramento politico, ma è piuttosto un "centravanti" che fa da apripista ed è proiettato al futuro, superando le vecchie categorie del passato. Se è così, e in tale solco sembra muoversi lo stesso Montezemolo in una lettera al Corriere della Sera in cui rifiuta esplicitamente "alleanze gattopardesche"; mal si comprende il rischio di Italia Futura nello sbilanciarsi su transfughi di altri partiti piuttosto che puntare tutto sulla società civile (Ramunno e Pecchio). Quantomeno a livello nazionale, per governo del Paese, un movimento che si definisce innovativo e alternativo non si può permettere di presentare candidati della vecchia guarda che hanno solo cambiato casacca. Il poi voler a tutti i costi rimarcare l'equidistanza di Italia Futura dagli schieramenti politici tradizionali, può inoltre comportare, a mio modo di vedere, un rischio di "coacervo ideologico" male amalgamabile: Susta ha più volte ribadito, per esempio, che IF è insieme "liberale" e "democratica", e per qualche minuto sul video alle sue spalle scorreva la definizione del movimento come "liberale", "sociale" e "popolare", il che, francamente mi par davvero troppo.
Restano agli atti le proposte concrete: la Pecchio ha dichiarato che Italia Futura vorrebbe rappresentare la "piccola e media borghesia"; mentre Susta ha proposto di passare da una "tassazione sul lavoro a una tassazione sul patrimonio", mediante una forte patrimoniale; sempre Susta, da ultimo, ha criticato la riforma Fornero del mercato del lavoro, sostenendo che sarebbe troppo sbilanciata sulla mobilità in uscita piuttosto che focalizzarsi sul problema dell'ingresso nel mondo del lavoro (un argomento molto caro a tutto il PD).
Mi resterebbero una sola domanda finale per gli amici di IF: un movimento politico che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia dovrebbe uscire da ogni ambiguità, a cominciare dal suo fondatore. Elezioni del 2013 o no? Sarebbe ora che Montezemolo si sbilanciasse in un senso o nell'altro, evitando i "forse", i "possibile", i "vedremo", che sanno di reticenza o di giochi tattici da Prima Repubblica: uscendo allo scoperto troppo presto ci si rischia di bruciare; ma anche l'uscire fuori troppo tardi, mi si creda sulla parola, potrebbe produrre lo stesso effetto che si vuol fuggire.

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