lunedì 9 aprile 2012

Dell'uomo (della vita e della morte)

Che cos’è l’uomo? Bestia e dio: corpo e anima, carne e spirito. Due non uno. Oh ciechi che si fanno guide di ciechi coloro che riducono l’uomo a un ammasso di visceri e sangue, e si illudono che l’organismo umano sia niente altro che una macchina governata da pompe idrauliche e neuroni! Oh ingenui idealisti che credono l’uomo puro spirito e svalutano la dimensione corporale considerandola un carcere da cui fuggire il prima possibile! Perché allora vivete sulla terra se agognate ritornare alle sfere celesti da cui dite di provenire? Meglio sarebbe se, una volta nati, vi sparaste un colpo in bocca!
La vita, fratello, è vita, palpita di vita, desidera la vita e gode della vita! Una vita piena, abbondante, come linfa che scorre fra le vene dell’albero e della pianta, con le radici che affondano voluttuosamente nella terra nera, e ne traggono profumi, aromi fragranti e nutrimento vitale! E il vento carezza le foglie verdeggianti, e il sole inonda di luce la corteccia che ne succhia ogni raggio, e benevolmente ringrazia!
E la vita chiama la morte e la morte invoca la vita: dalla non-vita nasce la vita, e nella non-vita la vita finisce. E non è trauma la non-vita, non è un baratro da temere o da cui fuggire con orrore: cade d’autunno la foglia dall’albero e si posa sulla terra, e alla terra –da cui è generata- ritorna, e con dolcezza la madre terra accoglie fra le sue braccia la figlia perduta e ritrovata; così si scioglie la goccia d’acqua nel mare, e ridiventa tutt’uno col corpo da cui si era distaccata. E la goccia d’acqua e il grande fiume e il torrente e il ruscello desiderano il mare, e nel mare si sciolgono con infinita dolcezza.
Così, fratello, non temere di ritornare alla madre terra, di farti nuovamente polvere ed erba e fiore di campo: il salto della morte sarà un tuffo fra le braccia di dio, un fondersi in esso, un confondersi con esso, un diventare uno-in-tutto e tutto-in-uno.
E il corpo-materia si scioglie nella materia, la carne si fa terra, albero, erba; il sangue si fa acqua; le ossa si fanno polvere e pietra. Lo spirito si distacca e fatto vento veleggia in mezzo alle chiome degli alberi, sulla spuma dell’oceano, fra le nuvole in compagnia degli alati uccelli del cielo, si perde fra le nebulose e le galasse dello spazio.
Due non uno, il corpo-materia ci inchioda alla terra alla ferrea legge del fato e della necessità; lo spirito-pensiero è libero. È d’obbligo mangiare, bere, dormire, fare l’amore, difendere la vita; il corpo-materia deve, come l’animale spinto dall’istinto, la pianta che si piega dove vuole il vento, la pietra che ruzzola a valle dalla cima del monte e non può arrestare la sua corsa. Lo spirito-pensiero è libertà: non deve, lui vuole; il corpo-materia dice sempre , lo spirito-pensiero dice no; il corpo-materia obbedisce, lo spirito-pensiero comanda; il corpo-materia farebbe ciò che gli si dice di fare, ma lo spirito-pensiero si oppone e vuole decidere da sé; il corpo-materia è schiavo, lo spirito-pensiero è padrone; il corpo-materia fa, lo spirito-pensiero agisce; per il corpo-materia due più due fa quattro, per lo spirito-pensiero fa cinque, e talvolta cento e talvolta zero.
La matematica, la fisica, le scienze esatte sono le scienze del corpo-materia, sono le “scienze del prevedibile”: del numero, del quantificabile, del regolare, del ciclico, del necessario, dell’oggettivo. Esse riguardano il mondo esterno all’uomo, che è còsmos, ordine e leggi matematiche.
La letteratura, l’arte, la musica, la storia e tutto ciò che è fatto dall’uomo sono le scienze dello spirito, il regno del soggettivo, dell’imprevedibile, dell’opinabile, della libertà. Esse riguardano l’interno dell’uomo, la sua volontà, e sono mistero imponderabile. Rappresentano il lato divino dell’uomo, per questo si parla di humanae litterae et (ma meglio sivedivinae; riguardando la volontà e la libertà sono proprie degli uomini liberi, e rendono a loro volta liberi, per questo si chiamano anche arti liberali.
Oh uomo, tu campo di battaglia fra spirito e corpo, fra dovere e volere! E tu, vita, tu sei lotta! Sei l’accordo fra i due eserciti, dove l’uno vorrebbe prevalere sull’altro e imporre la sua legge, ma tu umìli lo spirito superbo che vorrebbe farsi dio, e risollevi la testa al corpo che si abbandonerebbe al fango della bestia!
Oh uomini ciechi che non vedete che il corpo, e riducete l’anima al cuore e ai suoi ventricoli, e riducete la mente al cervello e ai suoi fasci di neuroni! Da uomini vi fate bestie, e come animali volete vivere, rifiutando la legge della libertà «seguendo come bestie l’appetito»! Oh uomini sciocchi che non vedete che lo spirito, e vi credete santi e puri e senza macchia! Da uomini vi fate dèi, e come dèi pretendete rinnegare il vostro corpo e la vostra debolezza! Ma proprio la carne e le sue tentazioni vi faranno precipitare dal trono della vostra insulsa superbia!

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