giovedì 12 aprile 2012

Del divertimento

Il divertimento è stordimento. Eppure a volte è necessario come l’acqua e come il pane. Quando il corpo è pesante e lo spirito è fiacco, ci assale una voglia disperata di correre, di scattare, saltare, scalciare, tirar pugni e fare capriole. In una parola: urlare! Sentirsi vivi, e mettendo una mano sul petto sentire il cuore battere e pulsare il sangue nelle vene, percepire il ritmo vitale del proprio respiro, prendere coscienza di sé come di essere-in-vita! Eppure a volte il divertimento è droga che appanna il cervello e impedisce di percipir-si come sé-in-vita; è fuga dal pensiero, fuga dal dolore e dalle preoccupazioni, puro annichilamento nel buio del non-pensiero. Passare giornate e giornate di fronte alla televisione, o a un videogioco, o a bere al pub o a inseguire donne: tutto per stordirsi, non-pensare, non prendere coscienza di sé, del proprio ruolo e della méta da raggiungere nella vita sull'orizzonte del futuro.
Tempus ruit. L’orologio a pendolo scocca l’ora che passa. La clessidra si vuota. 
E il baratro del nulla si allarga. 
La défaite sans avenir (Rimbaud)!

Nessun commento:

Posta un commento